domenica 5 maggio 2013

Legati...a un filo


"C’era una volta la trama e c’era una volta l’ordito di mondi intessuti, c’era un luogo dove tessitori e cantastorie 
davano vita a sogni intrecciati...”



I fili raccontano in molti modi: la vita assomiglia a un filo, il filo si svolge come una storia, la storia personale. Il filo dei ricordi, le emozioni corrono su un filo, il filo annoda relazioni, il filo crea tessuti.
Un filo. Un semplice filo che è anche una metafora, un legame, un giuramento d’amore e fedeltà. Un filo che lega il più nobile dei sentimenti al più terribile: la paura di perdere il proprio amato. Un filo che, come certe promesse d’amore, è molto fragile e può facilmente spezzarsi. Si tratta naturalmente del filo che Arianna, figlia del crudele re di Creta Minosse, consegnò astutamente a Teseo perché portasse a termine con successo la sua impresa: uccidere il Minotauro ed uscire dall’intricato labirinto in cui quel terribile essere era stato rinchiuso. È celebre la leggenda secondo la quale Minosse chiedesse periodicamente agli Ateniesi, sconfitti in un precedente scontro, un prezioso tributo di sangue, sette ragazze e sette ragazzi, per saziare la mostruosa fame di quella bestia. E così, braccato quell’orripilante ibrido nella sua piccola Alkatraz e nutrendolo con il giovane sangue della città rivale, a Creta tutto procedeva perfettamente. Minosse non aveva affatto idea che, un giorno, un giovane eroe destinato a governare su Atene avrebbe vendicato tutte quelle morti e posto fine al supplizio degli Ateniesi uccidendo l’insaziabile e spaventosa creatura.


E c’è di più: come avrebbe potuto immaginare che quell’ennesima ed incredibile fatica sarebbe risultata vittoriosa grazie all’aiuto di sua figlia? Eppure è in questo modo che sarebbe andata a finire: una nave come tante altre che spesso giungevano al porto di quell’isola maledetta non fu che un cavallo di Troia. A bordo, assieme alle vittime sacrificali, vi era infatti nascosto Teseo, eroe dalle nobili e grandiose gesta, figlio di Poseidone ed erede al trono di Atene. Come biasimare Arianna per essersi accesa d’amore per lui? Un amore sottile come un filo, ma tanto forte da liberare Teseo dalla trappola del Minotauro ed un intero popolo da una straziante schiavitù. Fu così che Teseo, rientrando vittorioso in patria, acconsentì a portare Arianna con sé. Ma non per molto: la fanciulla non giunse mai nel regno di Egeo perché quell’ingrato l’abbandonò su un’isola. Il filo, quel patto di amore e vita, era stato spezzato. E con esso, il cuore della sventurata amante che fu, letteralmente, piantata in Nasso. Tuttavia le ruote girano ed anche il futuro re di Atene avrebbe avuto la sua buona dose di gatte da pelare mentre Arianna se la spassava su quell’isola greca chiamata Nasso (Naxòs). Infatti, come narra Ovidio, una volta “piantata” lì, vi mise ben presto radici: tutt’altro che sopraffatta dallo sconforto, si unì alle Menadi di Bacco e ne divenne la sposa, per la gioia degli amanti del lieto fine e di chi, almeno una volta nella vita, è stato “piantato in asso”.

IL FILO E LA TESSITURA
Paula Nichi Humez

La tessitura è stata una delle attività artigianali tra le più antiche che l'uomo ha compiuto per soddisfare la necessità di ripararsi dalle intemperie. Ben presto l'arte del tessere è diventata una metafora riferita alla vita degli uomini, perchè nell’immaginario collettivo degli antichi la trama del tessuto, l'intrecciarsi dei diversi fili, le infinite possibilità di soluzione creativa che la tessitura dava, si identificavano con i percorsi della vita degli individui, dei popoli, dei destini individuali. Spesso la metafora sui fili e la tessitura è stata allacciata al significato del destino dell’uomo. In tal senso la mitologia ci ha regalato le storie piu suggestive.

Si dice che la vita è sospesa ad un filo, che dipendiamo dagli eventi. Ma il verbo di – pendere rimanda all’idea di pendere da un filo
La metafora della vita ci, ti invita a tessere discorsi, come un ragno tesse la sua rete a partire da “fili”. Tra il filo del cucito e quello del pensiero esiste un indiscutibile nesso: uno studio, sullo sfondo metaforico – filosofico della mente che crea il proprio pensiero come un filo, lo intreccia e lo compone come un tessuto, lo taglia e lo cuce come una stoffa.
Si può considerare il testo come tessuto, il tessuto come un testo. Pensiamolo non più come un banale intreccio di fibre su cui viene gettato un po' di colore, ma come la rappresentazione della "tessitura dell’essere".
Nella Grecia antica personaggi come Andromaca, Penelope, Lisistrata, Prassagora, lasciando il telaio e il chiuso delle stanze, testimoniano che la sapienza del lavoro di cura consente alla destinata passivita' dell’esistenza femminile di tradursi in azione nella sfera pubblica. Funzioni e competenze femminili divengono paradigmi su cui modellare ambiti di pertinenza maschili. Dunque puo essere istruttiva la conoscenza derivata dall’esplorazione degli oggetti della vita quotidiana: un gomitolo di lana, una spoletta, un ritaglio di stoffa...



 Il filo rosso ...Perchè proprio rosso? Rosso il colore della passione, del cuore, del sangue. In latino "rubens" (rosso) è sinonimo di colorato. È il primo colore dell'arcobaleno che i neonati imparano a riconoscere, il primo a cui tutti i popoli hanno dato un nome. È il colore del movimento e dell'attività. La luce rossa è infatti quella con un intervallo di lunghezze d'onda più ampio e per tale motivo le sue vibrazioni possono avere un effetto stimolante. Il rosso è il colore che può muoversi più rapidamente trattenendo legato a sè lo sguardo. Il rosso è simbolo del cuore e dell'amore, del dinamismo e della vitalità, della passione e della sensualità, dell'autorità e della fierezza. Il rosso è il colore sia dell'amore romantico, sia di quello dei sensi, è rosso quindi sia un cuore di san Valentino sia un quartiere o un cinema "a luci rosse". È considerato inoltre il colore della seduzione per eccellenza. In Cina il rosso è simbolo di felicità e ricchezza quindi colore portafortuna, per questa ragione è utilizzato per decorazioni e addobbi nuziali.
Il colore rosso è il simbolo buddhista della compassione; l
a sensazione da sconfiggere, nel rosso, è la paura e si sa che l'energia contraria alla paura è l'amore...

Un filo rosso unisce tante donne, è un filo vitale che ci collega tutte a Madre Terra. Questa bellissima poesia traccia le linee di questo viaggio all'interno di un tabù che solo recentemente si sta rompendo grazie alla solidarietà di tante donne consapevoli del proprio corpo e della sua importanza, consapevoli del dolore e delle possibilità, del potere antico di generare vita che è alla base di ogni cultura antica...

**La Linea Rossa**

Nel mio sangue c'è poesia
Nel mio sangue vivono storie antiche
Tu sei lì, mia sorella
La linea rossa segna tutta la strada fino al principio
Ad un filo rosso mi aggrappo per i miei giorni ogni mese
Un percorso rosso che appare sotto i miei piedi
Un rosso eco sento attraverso la mia voce interiore
Il mio flusso è scandito dal ritmo costante di un rullo di tamburo
Che la vita gioca con me
Il rullo di tamburi gioca e risuona nei corpi delle donne
In tutto il pianeta
Il rullo di tamburi del nostro sangue è il battito del cuore della terra
Noi siamo il cuore di Gaia in perfetta sincronia con le maree
Che custodiscono la terra nel loro costante cambiamento
Donna,
Rimuoviamo il velo della vergogna
Siamo antiche
Noi che tracciamo la linea rossa
Noi che teniamo il filo rosso
Siamo il corso del fiume dell'umanità
Sacro come il tempio più alto
Il più sacro dei calici
Il percorso a spirale di nascita e di morte
L'utero è la culla di tutte
Siamo una porta tra i mondi

(Juliaro Arte)

 Seguendo questo filo rosso della femminilità  presto vi presenterò un libro che racconta la storia di tante donne, donne che soffrono di endometriosi, questa malattia semisconosciuta, alle donne ma anche ai medici stessi ancora, visto quanto poco si sa e con quali ritardi arrivano le diagnosi. Impegnandoci alla divulgazione di notizie su questa malattia aiuteremo tante donne a stare meglio, leggiamo e facciamo leggere le storie di tante donne... donne come te e come me...


Il filo sottile che tiene insieme due persone.
- Quale filo?
- Il filo di tutto quello che le tiene legate, anche quando sono lontane. Anche quando non si vedono e non si parlano.
...- Perché dici il filo?
- Perché è una cosa molto sottile e molto resistente, no? Che puoi anche non vedere, ed è estensibile quasi senza limiti attraverso la distanza e il tempo e l’affollamento delle altre persone che occupano lo spazio e lo attraversano in ogni direzione.
Però non è affatto scontato che ci sia, il filo.
- No?
- No. Magari due pensano di essere molto legati, poi appena provano ad allontanarsi scoprono che in realtà stanno benissimo ognuno per conto suo.
- E allora perchè pensavano di essere legati?
- Perchè erano tenuti insieme da una colla di pura abitudine e oggetti e luoghi condivisi e gesti stratificati. E’ una colla così forte da sembrare una saldatura permanente, ma appena uno dei due prova a staccarsi non c’è nessun filo che lo segua.
- Che triste.
- Sì. La maggior parte dei legami sono di questo genere, credo.
- Come fai a sapere che invece il filo c’è?
- Quando provi a romperlo, e ti trovi in caduta libera attraverso il senso delle cose.
- E di cosa è fatto, questo filo?
- Di uno scambio continuo di domande e risposte. Sguardi, anche solo immaginati. Assonanze e intuizioni e sorprese, curiosità reciproca che non si esaurisce. E similitudini, e differenze.

Andrea De Carlo, “Pura vita”



"Con un filo d'oro la vorrei legare a me. 
Poi, come prova d'amore, la vorrei 
per sempre liberare" 
 ~Vivian Lamarque~

In Giappone si dice che ogni persona, quando nasce, porta un filo rosso legato al mignolo della mano sinistra. Seguendo questo filo, si potrà trovare la persona che ne porta l'altra estremità legata al proprio mignolo: essa è la persona cui siamo destinati. Le due persone così unite, prima o poi, nel corso della loro vita, saranno destinate ad incontrarsi, e non importa il tempo che dovrà trascorrere prima che ciò avvenga, o la distanza che le separa, perchè quel filo che le unisce non si spezzerà mai. Certo legare deriva dalla parola latina ligàre che vuol significare unire insieme. Il nodo dunque è simbolo di unione e matrimonio e infatti molti matrimoni ancora si celebrano intrecciando le mani degli sposi durante la cerimonia ne è esempio il matrimonio Celtico, quello Polinesiano, quello Cinese ecc...
Kate Middleton,  Caterina o la Duchessa di Cambridge, e il principe William nel giorno del matrimonio 

DONNA CHE CUCE
Giambattista Marino
È strale, è stral, non ago
quel ch’opra in suo lavoro
nova Aracne d’Amor, colei ch’adoro;
onde, mentre il bel lino orna e trapunge,
di mille punte il cor mi passa e punge.
Misero! E quel sì vago
Sanguigno fil che tira
Tronca, annoda, assottiglia, attorce e gira
La bella man gradita
È il fil de la mia vita.

Mary Cassatt giovane donna che cuce in giardino, 1881
  È una freccia, una freccia, non un ago qualunque/quello che usa nel suo lavoro domestico / la nuova tessitrice d’amore, quella che adoro /per cui, mentre  ricama e lavora sulla  bella tela, / punge e scuote il mio cuore con mille punte. /Ahimè !  E quel rosso filo che tira /taglia, annoda, assottiglia, attorciglia e ritorce / la bella mano che m’attira /è il filo della mia vita. 
 
Nel madrigale l’ago dell’amata ricamatrice diventa uno strale che passa e punge il cuore del poeta; nello stesso tempo il filo sanguigno che essa con tanta perizia tira è lo stame della vita dell’innamorato. Un’immagine domestica diventa , così, occasione per trattare ingegnosamente l’amore e la morte.
 

 Nella casa del poeta Rabindranath Tagore a Jorasanko era vissuta sin dall'età di otto anni, secondo il costume indiano per le spose, Kadambari, la cognata, donna di grande cultura e bellezza. Gli era cresciuta vicino ed era la sua compagna di giochi. Si suicidò quando il poeta, obbedendo all'imposizione del padre, accettò di trasferirsi in un'altra abitazione.Gesto disperato e provocatorio, del tutto incomprensibile per la mentalità e la religiosità induista. Per tutta la vita il poeta porterà il dolore e il rimpianto di questa perdita, sentendosene responsabile.
La moglie Mrnalini, pazientemente gli rimane accanto con semplicità donandogli cinque figli. Muore a ventinove anni. Una serie di lutti da questo momento segna profondamente l'esistenza del grande sognatore: muoiono due figli piccoli, il padre ed il segretario, amato come un famigliare.
Dalla personale esperienza d'amore e di dolore Tagore lascia sgorgare le stupende liriche che hanno nutrito la mente ed il cuore di generazioni di lettori, anche occidentali. In una di queste liriche Tagore menziona il filo rosso, la cordicella rossa che forse li vide legati da fanciulli...


 ***
Quando arrivò il momento
in cui dovevamo salutarci,
come una nuvola che
solennemente scenda,
ebbi solo il tempo di legarti
il polso con una cordicella rossa,
mentre le mie mani tremavano.

Ora, mentre sbocciano i fiori di mahua
siedo da solo nell'erba
e mi vibra dentro una domanda:
«Hai ancora la mia cordicella rossa?»
****

Da dove viene questa usanza? A chi è stato in India sarà capitato spesso di essere avvicinato da uno dei molti pseudo santoni che vivono attorno ai templi o per le strade, e che in cambio di un’offerta in denaro vi praticano una puja, e sovente vi verrà legato un filo rosso al polso, i più fortunati si vedranno applicati sulla fronte un tilak e vi verrà offerta una ghirlanda di petali di fiori. Ma cos’è questo filo rosso?
È costume per gli indù legare un filo di cotone rosso – comunemente chiamato mauli/mouli o kalava , (in sanscrito: कलावा) sul polso all’inizio di una cerimonia religiosa.

La pratica del legare un filo rosso risale nei tempi a quando Vaman Bhagwan legò il suo filo benedetto sul polso del Re Bali per garantirgli l’immortalità. Il significato letterale di mauli è “sopra tutto”. Qui si riferisce alla testa che sta in alto, con la luna appollaiata sulla sommità della testa di Shiva e a lui ci si riferisce come Chandramauli (Shiva secondo la tradizione induista ha più di mille nomi, tra questi Chandramauli “con la luna indossata come gioiello”).
Una particolare occasione in cui viene offerto il mauli è durante il Rakhi Festival, celebrato nel giorno di luna piena Savana che cade tra luglio e agosto. In questa speciale occasione si celebra il legame tra fratelli e sorelle, si vuole riaffermare con forza l’amore, la cura, la protezione, l’ammirazione, il rispetto e il legame di sangue che lega i due fratelli, e proprio per rinnovare questo vincolo che le ragazze legano i mauli ai polsi dei loro fratelli, come simbolo dell’amore che porta sempre con se.

Dall'India torniamo in Giappone dove, come abbiamo già detto, si dice che ogni persona quando nasce porta un filo rosso legato al mignolo della mano sinistra. Seguendo questo filo, si potrà trovare la persona che ne porta l'altra estremità legata al proprio mignolo: essa è la persona cui siamo destinati, il nostro unico e vero amore, la nostra anima gemella.

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Le due persone così unite, prima o poi, nel corso della loro vita, saranno destinate ad incontrarsi, e non importa il tempo che dovrà trascorrere prima che ciò avvenga, o la distanza che le separa, perchè quel filo che le unisce non si spezzerà mai, e nessun evento o azione potrà impedire loro di ritrovarsi, conoscersi, innamorarsi.


 

Nella storia, era noto come visibile in alcuni quadri, che le donne tagliassero il dito mignolo al fine di poter rimanere fedeli ai propri mariti, o era usanza, tagliare nel sonno i mignoli dei propri innamorati per impedirne il tradimento.
In altre versioni invece, era usanza tagliarsi il dito mignolo per liberarsi da "ogni legame".Da dove viene questa tradizione? Viene dalla mitologia cinese, da una storia, un'antica leggenda che ci è stata tramandata.

 Il Dio del Matrimonio e il Filo Rosso del Destino
                         [Tao Tao Liu Sanders "Dei, Draghi e Eroi della Mitologia Cinese" ]

Durante la Dinastia Tang c’era un tale di nome Wei i cui genitori morirono quand’era ancora molto giovane. Una volta diventato grande desiderava ardentemente sposarsi e avere una famiglia, ma purtroppo, per quanto la cercasse, non riusciva a trovare una moglie.
Mentre era in viaggio, giunse un giorno in una città di nome Song, dove trovò alloggio in una locanda. Lì incontrò uno sconosciuto al quale, chiacchierando, espose le proprie difficoltà. L’altro gli disse che la figlia del governatore della città sarebbe stata un buon partito per lui, e si offerse di parlare con il padre della ragazza. Dopodiché i due decisero di rincontrarsi il mattino dopo di buon’ora davanti al tempio vicino alla locanda.
In preda all’ansia, Wei giunse al tempio prima dell’alba, quando la luna era ancora alta in cielo. Sui gradini del tempio, appoggiato con la schiena a un sacco, sedeva un vecchio, intento a leggere un libro alla luce della luna.
Avvicinandosi e data un’occhiata alle pagine da sopra la spalla del vecchio, Wei si accorse di non poterne leggere neppure una parola.
Allora, incuriosito, gli chiese: “Signore, che libro è quello che stai guardando? Fin da bambino ho studiato parecchie lingue e conosco molte scritture, ma mai in vita mia ho visto un libro simile.”
Il vecchio rispose sorridendo: “E’ un libro proveniente dall’Aldilà”.
“Ma se tu vieni da un altro mondo, che ci fai qua?” chiese Wei.
Prima di rispondere il vecchio si guardò attorno, quindi disse: “Ti sei levato molto presto. Di solito non c’è in giro nessuno, tranne quelli come me. Noi dell’Aldilà, incaricati di occuparci delle faccende umane, dobbiamo andare qua e là tra gli uomini, e spesso lo facciamo nella luce crepuscolare dell’alba”
“E di che ti occupi?”
“Dei matrimoni” replicò l’altro.
Allora Wei gli aprì il suo cuore: “Sono solo al mondo fino dall’infanzia, e da molto tempo avrei voluto sposarmi e avere una famiglia. Per dieci anni ho cercato invano una sposa. Adesso spero di sposare la fanciulla del maresciallo. Dimmi, si realizzerà la mia speranza?”
Il vecchio guardò il libro e rispose: “No. Non è la persona a te destinata. In questo momento quella che sarà tua moglie ha solo tre anni, e la sposerai quando ne avrà diciassette.”
Deluso dall’idea di dover aspettare tanto, Wei notò il sacco cui il vecchio si appoggiava e gli chiese cosa contenesse.
Filo rosso per legare i piedi di mariti e mogli. Non lo si può vedere, ma una volta che sono legati non li si puo’ più separare. Sono già legati quando nascono, e non conta la distanza che li separa, né l’accordo delle famiglie, né la posizione sociale: prima o poi si uniranno come marito e moglie. Impossibile tagliare il filo. Sicchè, visto che sei già legato alla tua futura moglie, non c’è niente da fare” rispose il vecchio.
E alla nuova domanda di Wei il vecchio replicò che la futura sposa non viveva lontana da lì, e che era la figlia della vecchia Chen, che aveva un banco sul mercato.
“Posso vederla?”
“Se davvero lo desideri, te la mostrerò, ma ricordati che il tuo futuro non cambierà.”
Ormai l’alba era spuntata e, visto che l’uomo che attendeva non si vedeva, Wei tutto eccitato seguì il vecchio al mercato.
Dietro la bancarella di frutta e verdura stava una povera vecchia cieca da un occhio, con una bambinetta al collo di circa tre anni, tutte e due vestivano di stracci.
“Ecco tua moglie” fece il vecchio indicando la piccina, e Wei replicò in preda alla delusione: “E se io la uccidessi?”
“E’ destinata a portare ricchezze, onori e rispetto alla tua famiglia. Qualsiasi cosa tu faccia, non puoi cambiare il destino” e così dicendo il vecchio scomparve.
Profondamente deluso e incollerito con il messaggero dell’oltretomba, Wei lasciò il mercato con intenzioni omicide. Trovato un coltello e resolo affilato come un rasoio, lo diede al suo servo dicendogli: “Hai sempre eseguito i miei ordini. Adesso va’ a uccidere quella bambina, e io ti compenserò con cento pezzi di rame.”
Il giorno dopo il servo, nascosto il coltello nella manica, andò al mercato e, celato tra la folla, si fece strada fino alla vecchia e alla bambina. Di colpo cavò il coltello, colpì la piccola, si voltò e scappò via, confondendosi con la folla strillante in preda al panico.
“Ci sei riuscito?” gli chiese Wei quando il servo si presentò.
“Ho cercato di colpirla al cuore, ma invece l’ho colpita tra gli occhi”
Il ragazzo ricevette il compenso pattuito e Wei, sollevato all’idea di essere libero di sposare chi volesse, continuò la sua solita vita, e col tempo si scordò dell’intera faccenda.
Tuttavia i suoi tentativi di trovare moglie furono vani, e così trascorsero quattordici anni. A quell’epoca lavorava in una località chiamata Shiangzhou, e le cose gli andavano molto bene, tanto che il suo superiore, il governatore locale, gli offrì in moglie la propria figlia. Così finalmente Wei ebbe una moglie bella e di ottima nascita, una diciassettenne che amava moltissimo.
Non appena la vide Wei notò che la ragazza portava sulla fronte una pezzuola che non si toglieva mai, neppure per lavarsi e dormire. Non le chiede nulla, ma la cosa non cessava di incuriosirlo. Poi, parecchi anni dopo, si ricordò all’improvviso del servo e della bambina al mercato, e decise di chiedere alla moglie la ragione della pezzuola.
Piangendo lei gli rispose: “Non sono la figlia del governatore di Shiangzhou, bensì sua nipote. Un tempo mio padre era il governatore di una città di nome Song, e la morì. Ero ancora piccola quando morirono anche mia madre e mio fratello. Allora la mia governante, la signora Chen, ebbe pietà di me e mi prese con sé. Avevo tre anni quando mi porto con sé al mercato, dove un pazzo mi accoltellò. La cicatrice non è scomparsa, e per questo la copro con una pezzuola. Circa sette od otto anni fa, mio zio ritornò dal Sud e mi prese con sé, per poi maritarmi come se fossi stata sua figlia.”
“La signora Chen era per caso cieca da un occhio?” chiese Wei.
E la moglie stupita: “Sì, ma come lo sai?”
“Sono stato io a cercare di ucciderti” spiegò Wei profondamente commosso “Com’è strano il destino!”
Dopodiché raccontò l’intera storia alla moglie, e adesso che entrambi sapevano tutta la verità, si amarono più di prima.
Più tardi nacque loro un figlio che divenne un alto funzionario, e godettero di una vecchiaia felice e onorata.

l'amore e la libertà... due parole legate da un filo. E sì perchè poi c'è il filo dell'aquilone, quel primo incontro con la libertà e con le cose che ci sfuggono di mano...ma gli aquiloni non sono solo per bambini...

Bambino, se trovi l'aquilone della tua fantasia
legalo con l'intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fa delle tue mani due bianche colombe
che portino la pace ovunque
e l'ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell'acqua del sentimento


Alda Merini
Aquilone d'amore di Valentina Meloni tecnica mista


Aquilone d’amore

Teneva quel filo
uniti i due cuori,
brillante la carta di fulvi colori,
unite le palme in un tenero abbraccio
danzar le vedevo legate ad un laccio.
Sospese nell’aria,
cullate dal vento:
figura di uomo e di donna,
un incanto.
Aquilone d’amore di carta velina,
stampata ho nel cuore la tua rossa rima;
che il vento ora lasci i due corpi cadere,
ma il filo già sfugge di mano
e le vele …
gonfiate di sogni e dolci parole
trasportano in cielo
quel rosso candore.

(Valentina Meloni)



 
Ancora in Giappone invece è usanza legare bigliettini agli alberi con del filo rosso : su questi biglietti ci sono scritti desideri e preghiere...
In alcuni desideri c'è l'amore forse e forse quel filo rosso ci lega al sogno e a tutto ciò che c'è dentro...

Ma il filo è un legante antico e ogni cultura lo lega a modo suo ...
 La leggenda dei dream-catchers o acchiappasogni e una tra le più belle e suggestive della cultura indiana.
La leggenda secondo i nativi americani narra di una bambina indiana il cui nome era Nuvola Fresca che un giorno raccontò impaurita a sua madre, Ultimo sospiro della sera, i sogni-incubi e le visioni che di notte faceva. Col fiato sospeso, Ultimo sospiro della sera, tentò di riscaldare i tremori della piccola Nuvola Fresca spiegandole che quelli che vedeva si chiamavano SOGNI... ma la piccola voleva vedere soltanto quelli buoni. Allora la madre sicuro che fosse ingiusto chiudere le porte alle paure della figlia pensò a come riconoscere i sogni, e così invento una rete tonda per pescare i sogni del Lago della Notte. Al centro della rete intrecciata mise un piccolo sasso come catalizzatore e intorno ad esso una goccia d'argento, un pezzo di turchese (come significato del desiderio) e un dente di animale forte (simbolo di protezione), infine code di animali e piume di uccelli furono legati all'estremo inferiore della rete.
Finito il lavoro, Ultimo sospiro della sera appese l'acchiappasogni sopra il letto della piccola per pescare per lei i sogni. Se si tratterà di sogni buoni il Dream-Catcher li affiderà al filo di perline (le forze della natura) che li farà avverare, se li giudicherà cattivi li consegnerà alle piume di uccello e li farà portare via disperdendoli nei cieli. E così fu per Nuvola fresca e per tutti i bambini indiani del villaggio.
Ancora oggi, ogni volta che nasce un bambino, gli indiani costruiscono un Dream-Catcher e lo appendono sopra alla sua culla. Gli indiani conservano il loro acchiappasogni per tutta la vita... con gli anni il suo potere si accresce e con esso anche la capacità di proteggere il suo possessore e realizzare i suoi sogni.

Un'altra leggenda indiana invece dice che quando nasce un bambino, gli viene assegnato un filo, su questo filo ogni persona del villaggio infila una perlina, la collana cresce con il bambino e l'accompagna lungo tutta la sua vita e si allunga sempre più di eventi e perline che hanno significati e storie diverse...

Filo di Arianna , filo del discorso, filo della vita, filo di passione, filo d'amore e... morte...

 Ma nell’aldilà
nessuno nessuno ci separerà:
saremo due gocce di pioggia uguali
o saremo due moscerini con le ali
saremo due lumachine lente liete
o due puntini splendenti di stelle comete
saremo due granelli di terra rotondi
o saremo due insettini vagabondi
uno davanti l’altra dietro
cammineremo cammineremo
circumnavigheremo il vetro
della finestra chiusa ma se aperta
via via per l’alto del cielo punteremo
di tanto in tanto Lei si girerà
controllerà che anche io ci sia
ci sarò ci sarò anima mia.

  (Vivian Lamarque) 



In cosa consiste il lavorìo d'amore?
Nel tessere vestiti con fili secreti dal vostro cuore.

 ~Kahlil Gibran~
C'è un filo in tutte le cose...e c'è un filo rosso che unisce tutti i fili...Ho trovato una bellissima poesia illustrata di Susy Zanella che mi è piaciuta moltissimo e che riporto qui

E' un filo che unisce tutto quanto ...


E' un filo che attraversa lo spazio
E' un filo rosso che attraversa la città

E' un filo rosso che ha cresciuto tre cuori
E' un filo rosso che unisce tutto quanto...

Un filo ancora unisce Diego e Gemma che si incontrano, giovani e sprovveduti, a Sarayevo Dopo alcuni anni di vita vissuta insieme cominciano a sentire la mancanza di un figlio che però non arriva. Il destino fa la sua parte e, mentre il ventre di Gemma è vuoto e senza vita, il ventre gonfio della Guerra inizia a mettere al mondo i figli degli stupri, dell’odio e dellla violenza…La guerra è l’odio che partorisce l’amore, la speranza, la vita. Dall’odio infatti nascerà Pietro, il figlio che Gemma ama con tutto il suo cuore anche se non è frutto del proprio corpo ma sempre un filo li unisce quello stesso filo che la lega alla piccola Sebina che sogna di fare l’atleta e che spera di vincere le Olimpiadi. Gemma ama quella bambina che “aveva gli occhi color piombo, le labbra storte come un amo e le orecchie che le uscivano dai capelli” ma erano proprio quelle imperfezioni che la rendevano unica al mondo e bellissima agli occhi di Gemma...
Si erano trovate a metà strada, madre e figlia. Correvano, una saliva, una scendeva, sulla stessa scala, per cercarsi . (…) Si erano mosse, erano uscite dalla scacchiera della vita, senza saperlo. Camminavano trainate dalla corda che le univa.
           
  
 
 Tieni un capo del filo, con l'altro capo in mano io correrò nel mondo. E se dovessi perdermi tu, mammina mia, tira.

  Tirò la morte per loro, tirò più forte (…) in quell’istante si erano raggiunte. 
Madre e figlia. Ventre e frutto.
 (Margaret Mazzantini da "Venuto al mondo")
 
Filo di Arianna , filo del discorso, filo della vita, filo di passione, filo d'amore...Ma noi questo filo vorremmo seguirlo oppure  liberarcene? Ci stanno stretti i legami? Oppure vorremmo esserne accalappiati? Ma se questo filo diventasse un cappio troppo stretto per sentirci liberi?


_AMAR_CORD_  
Mi feci un nodo al cuore per non morire.
(nanoromanzo di Meloni Valentina) 
Ci sono storie infinite che hanno fili talmente lunghi e forti da farci sentire eterni ...Allora il peso di quel filo non ci è d'intralcio e ci rende quasi invulnerabili...

"la storia infinita" dipinto di Gürbüz Dogan



ma quando il gomitolo comincia a farsi pesante come questo... forse dovremmo abbandonarlo,oppure tagliarlo  quel filo e  dire...



LIBERiAMOci

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