lunedì 4 novembre 2013

Yogananda-Piccole grandi storie del maestro

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Paramhansa Yogananda nacque nel 1893 a Gorakhpur, in India, come Mukunda Lal Ghosh, da una famiglia benestante del Bengala. Divenne discepolo a diciassette anni del grande swami Sri Yukteswar (a sua volta discepolo di Lahiri Mahasaya), presso il cui ashram rimase dieci anni. Nel 1915, dopo la laurea presso l'Università di Calcutta, entrò a far parte dell'ordine monastico del suo maestro, ricevendo il nome di swami Yogananda. Nel 1920 giunse a Boston, in qualità di rappresentante per l'India al Congresso internazionale dei leader religiosi. Qui, nello stesso anno, fondò l’associazione religiosa Self Realization Fellowship (SRF), poi stabilita definitivamente a Los Angeles nel 1925, attraverso la quale per oltre trent'anni, con innumerevoli viaggi, conferenze e lezioni, espose al mondo occidentale gli insegnamenti dello Yoga e della meditazione. Nel 1935 compì un lungo viaggio tra Europa e Africa per fermarsi poi, oltre un anno, in India, dove il suo maestro Sri Yukteswar gli conferì il titolo monastico di Paramahansa (cigno supremo). Entrò nel mahasamadhi il 7 marzo 1952, lasciando sia all'Oriente che all'Occidente un'immensa eredità di ordine spirituale e morale, testimoniata e diffusa nel mondo, così come in Italia, dai numerosi centri SRF esistenti. Gli insegnamenti di Paramahansa Yogananda sono contenuti nel libro Autobiografia di uno yogi e in molti suoi scritti, tra lezioni, discorsi e commenti, conservati e divulgati dalla SRF e pubblicati, direttamente o per suo conto, in oltre 25 paesi. 
In India entrò in stretto contatto col Mahatma Gandhi e con lui condivise gli ideali della resistenza passiva e della non violenza. 

« O Gandhi! Le folle ti hanno giustamente definito Mahatma grande anima grazie alla tua presenza molte prigioni si sono trasformate in templi. Se pure costretto al silenzio, la tua voce parve divenire più potente e risonare in tutto il mondo. Il tuo messaggio di vittoria frutto dello Satyagrah (adesione alla verità) ha toccato la coscienza del genere umano. Confidando in Dio anziché nei cannoni, hai compiuto un'impresa senza precedenti nella storia: hai liberato una grande nazione dal dominio straniero senza odio ne spargimento di sangue. Quando sei caduto morente al suolo – tre pallottole esplose dall'arma di un pazzo contro il tuo fragile corpo consumato dal digiuno – le tue mani si sono sollevate spontaneamente in un dolce gesto di perdono ..... La non violenza è nata fra gli uomini e continuerà a vivere; è la messaggera della pace nel mondo. »
(Sussurri dall'Eternità)
Di un maestro così avrei voluto sicuramente farmi discepola e infatti di Yogananda ho potuto apprezzare alcuni piccoli grandi libri che sono stati un balsamo per la mia anima 

Come amare ed essere amatiCome essere sempre felici e l'ultimo 108 palpiti d'amore di cui avete la recensione in questo blog. Oggi sono qui a proporvi l'ultimo di Aananda Edizioni in uscita per Il giardino dei libri:Yogananda - Piccole, Grandi Storie del Maestro

Vorrò leggere sicuramente anche questo piccolo capolavoro perché Storie e Leggende sono state fin dai tempi lo strumento preferito dai maestri spirituali per trasmettere in modo immediato e memorabile i concetti più elevati; e infatti questo libro raccoglie per la prima volta (non solo in Italia, ma in tutto il mondo!) le più belle storie raccontate da Paramhansa Yogananda, uno dei maestri più amati e conosciuti in Occidente, famoso per la sua Autobiografia di uno Yogi.

Insegnamenti universali che trascendono il tempo e lo spazio, brevi racconti colmi di umorismo e ispirazione.


La saggezza di Yogananda condensata in un libro per grandi e piccini.

Una miniera di spunti preziosi per genitori, insegnanti e formatori.


Un libro imperdibile per tutti i ricercatori spirituali.



Dall'introduzione:

"Pavidi leoni e serpenti convertiti, carote magiche e alberi dei desideri, re saggi e banditi scellerati, santi ascetici e devoti ubriaconi... Una multiforme galleria di personaggi che affondano le radici nella vasta eredità della cultura popolare di Oriente e Occidente e nei suoi germi di saggezza. Sono i protagonisti delle storie che Paramhansa Yogananda, uno dei più grandi maestri dello yoga, era solito raccontare con pathos e umorismo nel corso delle sue lezioni sugli insegnamenti spirituali, affinché concetti impegnativi per l’uditorio divenissero più accessibili e rimanessero indelebilmente impressi nella coscienza di chi lo ascoltava, trasformandola.

Le storie di Yogananda parlano alla nostra anima, perché abbracciano l’universale. Sullo sfondo dell’eterna lotta tra bene e male si stagliano i grandi temi dell’esistenza: la sfida, la lotta, il coraggio, la disperazione, la perdita e la ricompensa, la ricerca del nostro vero Sé. L’anima scopre così la sua potenziale grandezza e trova in sé le risorse per sconfiggere i propri nemici, siano essi “nemici interiori” o situazioni avverse.

Quasi sempre è lo stesso Yogananda a prenderci per mano alla fine del suo racconto, chiarendone gli aspetti più profondi e le implicazioni per la nostra vita. Ma non per tutte le storie il Maestro scrisse una “morale”: forse perché in alcuni casi era palese, o forse perché l’insegnamento spirituale, per essere profondamente recepito e applicato nel quotidiano, richiede sempre e comunque una riflessione individuale.

Questa è la prima volta in cui le più belle storie di Yogananda vengono raccolte e presentate in un unico volume. Poiché questi racconti provengono da fonti diverse e non furono sempre scritti direttamente dal Maestro, ma trascritti da suoi discepoli, ci si è trovati di fronte a un materiale linguistico disomogeneo, a volte perfino un po’ grezzo e poco chiaro. In alcuni casi, quindi, per dare il giusto risalto ai contenuti e alle vibrazioni di Yogananda, si è ritenuto opportuno rendere il testo più chiaro e fluido anziché limitarsi a una traduzione letterale. Il lettore interessato troverà in appendice un elenco completo delle lezioni e dei discorsi del Maestro degli anni Venti e Trenta da cui queste storie sono tratte.

Per finire, un ringraziamento speciale a Nicoletta Bertelle, anima sensibile e illustratrice di fama internazionale, che ha saputo interpretare il messaggio di Yogananda con la gioiosa e poetica dolcezza che permea tutte le sue opere, rendendolo ancora più vivo e vicino al nostro cuore.

Immergiamoci, quindi, in queste storie meravigliose, lasciamoci ispirare (e a volte stupire!) dal loro messaggio e facciamoci guidare dalla coscienza di Yogananda e dai suoi personaggi – siano essi uomini, animali o creature celestiali – nell’eterno cammino che li unisce e ci unisce: la ricerca della Verità e della Vera Felicità.

Buona lettura e gioiosa ispirazione"!


Una delle storie di questo piccolo gioiello ve la propongo qui .Questa Storia insegna che nessuno dovrebbe vivere senza occuparsi di qualche compito materiale.

È meglio compiere doveri materiali in compagnia di persone guidate dalla saggezza che in compagnia di parenti dalla mentalità materialistica o della propria mente governata da umori e abitudini.

Se abbandoni il mondo per Dio, assicurati di abbandonare interiormente i tuoi pensieri mondani, altrimenti, ovunque andrai, essi ti accompagneranno e attrarranno a te un ambiente mondano.


Tutto per un pezzo di Stoffa 

Estratto di "Yogananda - Piccole, grandi storie del Maestro
(tasto destro salva con nome)

Nel cuore profondo di una giungla indiana viveva un santo maestro con i suoi discepoli.
Lontani dal seducente richiamo dei desideri e dalle tentazioni dei sensi, questi innocenti dèi umani conducevano una vita pura e naturale, libera dai travagli delle innumerevoli speranze deluse.
Maestro e discepoli si svegliavano all’alba, spargevano le loro preghiere nel Grembo Divino con i raggi del sole, si nutrivano di frutti e radici e dormivano in grotte scavate dalla natura alle pendici delle colline boscose.
Il discepolo Rama aveva rinunciato consapevolmente alle comodità della dimora paterna ed era entrato nell’eremitaggio per vivere con semplicità.
Con il tempo, però, Rama cominciò a mostrare anche nelle questioni metafisiche il suo abituale spirito meticoloso e ipercritico, e iniziò a trovar da ridire sui semplici compiti e doveri dell’eremitaggio.
Il maestro lo aveva messo in guardia dagli atteggiamenti estremi, tuttavia un giorno Rama gli disse: «Venerabile signore, sento di aver lasciato una famiglia solo per essere entrato a far parte di una famiglia più grande.
A casa avevo dei doveri da assolvere, ma qui devo fare lo stesso. Lì, mangiavamo, ci occupavamo del cibo e della pulizia, ci volevamo bene, sognavamo e dormivamo insieme, e ora qui facciamo le stesse cose.
Maestro, non ne posso più dei doveri materiali del vostro eremitaggio, che non fanno altro che sostituire i doveri terreni di cui mi occupavo a casa. Voglio lasciare tutto ciò che è materiale e vivere in solitudine nel tempio della contemplazione».
Il maestro lo ammonì: «Figlio mio, puoi andare, ma stai attento a non cadere nella rete dell’illusione vivendo circondato dai tuoi pensieri sbagliati. Puoi fuggire dalle folle di persone buone, che sono migliori delle folle di persone mondane, ma sarebbe assai difficile per te sfuggire alla malsana ressa dei tuoi pensieri irrequieti, che potrebbero portarti fuori strada».
Rama non prestò attenzione alle suppliche dei suoi compagni e al consiglio del maestro e si avviò alla ricerca di un luogo solitario. Per essere libero da ogni impedimento, lasciò all’eremitaggio i suoi pochi averi e portò con sé solo due pezzi di stoffa con cui cingersi i fianchi e una ciotola per l’acqua e le elemosine. Alla fine della giornata trovò un luogo tranquillo sulla cima di una collina, poco distante dalla giungla e dal villaggio. Per ripararsi, scelse un pianoro roccioso all’ombra di un grande albero frondoso.
La prima notte trascorse pacificamente, benché il suo sonno fosse cullato dall’ululato degli sciacalli e dal ruggito delle tigri della giungla. Con il sorgere del sole, però, Rama constatò con sgomento che un topolino aveva rosicchiato il suo secondo pezzo di stoffa, appeso a un ramo dell’albero sopra il bivacco. La sua ciotola, inoltre, era stata rubata da un ladro silenzioso: una scimmia notturna.
Rama pensò: «Padre Celeste, ho lasciato ogni cosa per Te e adesso Tu hai preso la mia ciotola e hai mandato un topo a rovinare l’ultima cosa che possiedo, il mio pezzo di stoffa!».
Proprio in quell’istante, un abitante del villaggio che stava camminando nei pressi dello sperone di roccia si fermò per porgergli i suoi rispetti. Vedendolo preoccupato, gli chiese:«Venerabile santo, vi prego, ditemi che cosa vi affligge». Nell’udire la storia del pezzo di stoffa rosicchiato, gli consigliò: «Perché non prendete un gatto per tenere alla larga il topo?».
«È un’idea fantastica!» rispose Rama. «Ma dove posso trovare un gatto?».
«Non è un problema, ve ne porterò uno domani» gli disse l’uomo.
Il giorno seguente, il solitario Rama aggiunse ai suoi averi un gatto persiano dal lungo pelo. Così il problema del pezzo di stoffa fu risolto, perché il topo non voleva certo rischiare di incontrare il Dio Felino della Morte solo per un pezzetto di stoffa incartapecorito! Con una nuova ciotola per le elemosine, Rama si recava ogni giorno al villaggio per prendere un po’ di latte per il suo gatto.
Per un anno intero gli abitanti condivisero gratuitamente, senza protestare, il loro latte con Rama, finché un giorno l’anziano del villaggio gli disse: «Santo Rama, siamo stanchi di darti il latte».
«Ma come farà il mio gatto a sopravvivere?» chiese Rama.
«Perché non tieni con te una mucca?» gli consigliò il capo del villaggio. «Se vuoi, te ne darò una immediatamente».
Rama, fuori di sé dalla gioia, fece ritorno alla sua dimora tra le rocce con una mucca. Ora Rama, il gatto e la mucca formavano una bella famigliola e si rallegravano a vicenda nel muto linguaggio dell’affetto.
La mucca, tuttavia, conosciuta come “la mucca del santo”, pascolava liberamente nei campi di riso degli abitanti del villaggio, causando gravi danni.
Trascorse un altro anno e le storie delle razzie nei campi di riso da parte della “mucca del santo”, sempre perdonata e tollerata, crebbero a dismisura. Alla fine, gli abitanti del villaggio si recarono in gruppo da Rama, lamentandosi dei saccheggi della sua audace mucca.
«Ma come farò a nutrirla?» chiese Rama.
«Beh, non hai della terra? Ti daremo noi un appezzamento di dieci ettari» risposero in coro gli abitanti.
Rama ne fu entusiasta. Chiamò a raccolta i bambini del villaggio e, infervorandoli di divino entusiasmo, li convinse a costruire un eremitaggio, ad arare la terra, a nutrire il suo gatto e la sua mucca... in breve, a svolgere gratuitamente tutto il duro lavoro richiesto dalla sua fattoria!
Gli abitanti tollerarono in silenzio tutti questi santi privilegi per ben due anni, finché scoprirono di non poter più convincere i figli a svolgere gli stessi doveri nella propria casa.
Allora si recarono in gruppo da Rama e gli dissero: «Vostra santità, non possiamo più permettere che i nostri figli vengano a lavorare per voi, perché nel frattempo le nostre fattorie vengono trascurate».
«Ma come farò a mandare avanti la mia fattoria senza l’aiuto dei vostri figli?» chiese Rama.
«Perché non vi trovate una compagna e non mettete al mondo dei figli vostri? Non c’è uno solo di noi che non sarebbe felice di darvi in sposa una delle proprie figlie in età da marito. Sarebbe un onore, perché sareste un meraviglioso marito spirituale» esclamarono in coro gli abitanti.
«Che idea brillante!» rispose Rama.
Trascorse un mese, e mentre Rama stava preparandosi alle nozze, il suo maestro, che aveva udito il richiamo dell’intuizione, giunse in suo soccorso. Nel vedere Rama, gli disse:«Credevo che avessi lasciato l’eremitaggio per liberarti dei compiti materiali che dovevi svolgere lì, ma vedo che hai un gatto, una mucca, della terra e una casa, e ho pure sentito che stai per sposarti! Che succede?».
«Maestro» esclamò Rama «è tutta colpa di un pezzo di stoffa! Ho preso il gatto per salvare il pezzo di stoffa, poi ho preso la mucca per sfamare il gatto, ho accettato la terra per avere il foraggio per la mucca e adesso avevo pensato di sposarmi e avere dei figli che lavorassero nella fattoria, perché gli abitanti del villaggio si rifiutano di farmi aiutare dai loro bambini!».
Maestro e discepolo scoppiarono insieme in una allegra risata, dopo di che Rama lasciò la sua nuova famiglia e la sua fattoria e tornò a vivere sotto la benevola e saggia influenza dell’eremitaggio nella giungla.

Indice del libro
Prefazione di Sujon Datta
Introduzione
LA TRAPPOLA DEI DESIDERI: Tutto per un pezzo di stoffa | L'uomo che non volle diventare re | Il cercatore d'oro e le strade del paradiso | Il pescatore e la fata | L'uomo dell'Alaska e l'uva |
Kalyana kalpataru
LA RUOTA DELLA VITA: L'ubriacone amato da Dio | Il cacciatore che divenne santo | Il bandito e il toro | Il santo che convertì il ladro | Perché il ricco divenne povero e il povero ricco | L'uomo che rifiutò il paradiso | La ricompensa della virtù
IL POTERE PIÙ GRANDE: Il leone-pecora | Il devoto ignorante e la divinità più potente | Il cervo muschiato dell'Himalaya | Il figlio che amava i miracoli più di Dio | Il topolino che divenne tigre | Le tre divinità e la divinità suprema
NUOVI ORIZZONTI: I sei ragazzi ciechi e l'elefante | La devota che non riuscì a trovare un nascondiglio | Il filosofo e il barcaiolo | Il sacerdote che saltò nel pozzo | Il santo che andò all'inferno per aver detto la verità | Il santo che mangiava il fuoco | La rana del pozzo e la rana del mare
ATTEGGIAMENTI VINCENTI: Il santo e il serpente | Il Buddha e la cortigiana | Il santo-scoiattolo | Kalaha e la carota magica | Il pescatore e il sacerdote indù | Il ragazzo che si trasformò in bufalo | La coscienza delle scimmie | Le due rane e il secchio di latte
SE HAI DIO, HAI TUTTO: La pietra filosofale | Re Janaka e l'incendio nel palazzo | Sukdeva e le lampade a olio | Il moribondo e l'angelo dei desideri | Guru Nanak e il vero altare di Dio | I due ciechi che cercavano la ricchezza
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