Visualizzazione post con etichetta Attualità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Attualità. Mostra tutti i post

mercoledì 3 luglio 2013

Piove sempre sul bagnato...

Banksy- "The rain-girl"
"Piove sul bagnato: lagrime su sangue, sangue su lagrime" scriveva  Giovanni Pascoli nelle sue Prose. L'espressione in seguito ha avuto molto successo ed è rimasta nella lingua comune ad indicare che le disgrazie spesso non vengono mai sole. Piove anche oggi nonostante lo splendido sole di luglio, insomma non bastavano le affermazioni di Toscani ora arrivano anche quelle Cubeddu. Cubeddu ma chi è? E che ne so! Io vi metto la foto poi scopritelo da soli sempre che abbiate voglia di leggere i suoi articoli...


 Oggi mi sono imbattuta in un suo articolo sul SECOLO XIX che mi ha subito fatto pensare che una replica era poco, ma era necessaria, anche perchè nei commenti non mi fanno pubblicare per intero la risposta e quindi se non ho piena libertà e diritto di replica io semplicemtne me le prendo a modo mio. Detto questo dopo la lettera aperta al caro Oliviero Toscani  dell'11 maggio scorso ecco che mi ritrovo (non avrei mai immaginato... he he) a dover scrivere un'altra lettera aperta, stavolta al signor Marco Cubeddu autore di un articolo che ha suscitato tante polemiche è vero ma che, è stato pubblicato e quindi evidentemente è lo specchio di un pensiero comune ad altre persone... Forse comune al direttore del giornale in questione ...non indaghiamo, forse neppure ci interessa, a noi basta sapere che non lasceremo senza risposta l'indignazione di tanti lettori. Cosa scrive Cubeddu? Beh semplicemente racconta la sua esperienza.: il signor Cubeddu si trovava a Roma nella pausa pranzo, a Villa Borghese, sdraiato su una panchina...quando d'improvviso è stato travolto da una nube di “quartine” in shorts... 
Che anche la poesia sia in mutande non v'è dubbio visti i tempi correnti e la fine che la nostra cultura sta facendo ma insomma cosa sono le quartine e cosa c'entrano con gli shorts? Io ho sempre pensato che quartina fosse il gruppo di quattro note musicali, o  una strofa di poesia composta di quattro versi, ora mi ritrovo a dover imparare che con “quartine”, a Roma, si intendono quelle di quarta ginnasio, cioè le quattordicenni. Si vede che manco dalla mia città da tanti anni! Certo che se a quartodici anni (nel 1990) mi avessero dato della quartina avrei sgranato gli occhi ... Comunque siamo comprensivi bisogna capirlo, la nube di quartine gli avrà offuscato la vista...sarà anche caduto dalla panchina? Non lo dice nell'articolo ma a me è venuta in mente proprio una scena simile (giusto per sdrammatizzare lo shock da neologismo accusato dopo aver letto delle "quartine"). Comunque nell'articolo si parla di shorts. Sì, avete capito bene, proprio quei mini pantaloncini jeans che lasciano intravedere il lato b (solo per chi non ha cellulite o potreste far venire un infarto ai vari Cubeddu sdraiati sulle panchine di Roma). Mi sono subito venuti in mente gli shorts scandalosi di Oliviero Toscani che hanno segnato un'epoca (pensavo di non dover più pubblicare questa foto e invece...)


Dopo le prime affissioni (siamo nel 1973 appena quarant'anni fa)  di questo bel manifesto pubblicitario-provocatorio si mosse la magistratura, la chiesa e l`apparato della politica e della sotto politica.
I vescovi condannarono pubblicamente l`immagine e l`allusione, ed era prevedibile, ma anche Pier Paolo Pasolini e molti altri intellettuali illuminati presero carta e penna per attaccare e condannare questo manifesto.
Così per un tempo lunghissimo la stampa italiana non fece che parlare dei blue jeans Jesus Bonn, facendoli diventare un simbolo di trasgressione ed una sorta di bandiera delle giovani generazione che in quel tempo avevano una voglia matta di rompere gli schemi, di contestare e di cambiare il mondo.
Ed i negozi Jesus Bonn furono presi d`assalto con picchi di vendite senza eguali ovviamente... 
A quei tempi era più facile creare scandalo, bastava un bel sedere, ma di tabù ce ne sono tanti anche oggi a quanto pare. Solo che quel cartellone alludeva a ben più di un bel sedere, il "chi mi ama mi segua" infatti mette in luce il cambiamento di valori della società prendendo di mira la cattolicissima Italia, non saranno comunque state le svelate parti del lato b ad irritare la Chiesa e Pasolini o no? Oggi invece ci ritroviamo a dover parlare di shorts e del costume come se fossimo tornati agli anni sessanta e ai tempi della minigonna... Ma secondo voi la stilista inglese Mary Quant sapeva cosa stava facendo quando inventò questa piccola-grande rivoluzione che ha scandalizzato il mondo? 
E' il 1963. Inizia la guerra in Vietnam, esplode la Pop Art, Martin Luther King riceve il premio Nobel per la pace e Mary Quant inventa la minigonna. A indossarla è Twiggy: prima top model-teen ager ritratta anche dalla neonata macchina Polaroid. Dopo il 1964 l`abbigliamento femminile non sarà più lo stesso. Le gonne corte imporranno stivali alti di vernice, nuove calze dette collant e una rivoluzione della biancheria.  Avviato dalla mini, il processo di liberalizzazione dell`abbigliamento procede rapidissimo. Nel `66 viene inventato il nude look e contemporaneamente nascono i primi hippies che faranno moda dal `68 con il "Flower Power". Cosi l`esplosione del `68 con i movimenti di liberazione della donna, forniscono l`ambiente ideale per spingere al massimo la scoperta del corpo femminile.
Ci sono volute migliaia e migliaia di gambe al vento, di fischi irriverenti, di commenti insolenti e di donne perseveranti prima che il comune senso del pudore digerisse l`idea della minigonna. Ma da lì in poi è stato un trionfo: le castigate gonne sotto il ginocchio sono uscite «stracciate» dal confronto con le «sorelline». Che ancora oggi reggono decisamente bene. Dalle prime mini, colorate e svasate, guardate con più di un sospetto da borghesi e benpensanti, si passa a quelle trasparenti e lunari della fine degli anni `60, alle micro gonne di pelle nera dei punk, al boom dei tessuti sintetici degli anni `80, alle varianti «maschili» della mini, ovvero i micro calzoncini elastici con cui viene fotografata Madonna mentre fa jogging, alla fine del decennio e quindi i famigerati shorts. Negli anni `90 le passerelle vengono invase dalle top model, la minigonna riappare con gli stilisti Dolce e Gabbana e Prada. A un anno dal crollo delle Torri Gemelle, nel pieno di una crisi politico-mondiale senza precedenti, gli stilisti più all’avanguardia, Dolce e Gabbana Gucci e Prada, per la primavera estate 2003 rilanciano la minigonna. Gattinoni fa sfilare Twiggy a Milano Moda Donna. In un mondo dove spazio e tempo sono i nuovi beni di lusso, "mini è bello" in tutti i sensi: dalla tecnologia con ritrovati sempre più micro all’automobilismo che scopre la dimensione della city car.

E poi? Improvvisa sobrietà, come si conviene ad un periodo di crisi economica e internazionale. Ma non dura molto. Giorgio Armani ripropone la mini nelle sue collezioni autunno inverno 2003-2004, Roberto Cavalli lancia una linea di gonnelline pacifiste con lo slogan «No war, more wear». Forse sarebbe più corretto dire less wear visti l'esiguità delle stoffe... Comunque ad oggi 2013, in piena crisi economica e io direi anche recessione internazionale, la mini e gli shorts a quanto pare sono di nuovo in discesa nel gradimento dei maschietti ... oppure no? Di sicuro non pare in discesa nel gradimento delle quattordicenni, forse perchè le ragazzine impoverite dalla recessione hanno trovato il loro antidoto alla crisi: risparmiare sulle stoffe!
 Ma insomma io non credevo di dover ricominciare a parlare di costumi e vestiario dopo 40 anni di rivoluzione liberale dell'abbigliamento! E invece eccoci qui! Come se il Burka o qualsiasi altro abbigliamento  poi impedissero gli stupri o il femminicidio, sì FEMMINICIDIO lo ripeto, ripeto questo neologismo che accetto con più dignità rispetto al termine "quartine" caro Cubeddu, perchè se a ballare sotto la pioggia quel giorno in Pakistan ci fossero stati due uomini lei pensa forse che li avrebbero ammazzati? Di cosa parlo?

Parlo di attualità. E' di pochi giorni fa la notizia riportata dal quotidiano The Dawn dei fatti avvenuti domenica sera a Chilas, una cittadina della provincia himalayana di Gilgit-Baltistan. Avevano 15 e 16 anni le due sorelle che si sono fatte ritrarre in un video mentre ballavano sotto la pioggia e che a causa di questo video hanno perso la vita. Cinque uomini armati a viso coperto si sono presentati a casa delle due sorelle  e le hanno uccise brutalmente con una raffica di proiettili insieme alla loro madre. A ucciderle pare che sia stato il fratellastro con quattro suoi amici. Il fratellastro di nome Khutore, hanno riportato i quotidiani locali, ha giudicato quel video "un'offesa all'onore della famiglia" e, con l'omicidio, ha voluto "ristabilire il rispetto del clan". 

Ecco Pascoli non è mai stato così attuale e anche oggi possiamo dire:
"Piove sul bagnato: lagrime su sangue,
sangue su lagrime"...

immagine del video delle ragazze uccise in Pakistan
“Avevano solo danzato sotto la pioggia. Non osserverò mai più la pioggia con gli stessi occhi”.

afferma Roberto Saviano su facebook. Neppure io penso, guarderò mai più la pioggia con gli stessi occhi e con la stessa spensieratezza e penso anche che la mia libertà di ballare sotto la pioggia sia preziosissima, quante volte mi ha salvata dalla depressione, quante volte mi ha fatto sentire viva! Era di Gandhi la frase:" La vita non è aspettare che passi la tempesta ...ma imparare a ballare sotto la pioggia."
Bene io aggiungo oggi, la vita è anche  imparare a ballare sotto il burka, i pregiudizi e l'ignoranza...

 Anche in Italia non ce lo dimentichiamo esisteva il delitto d'onore. L'art. 587 del codice penale consentiva infatti che fosse ridotta la pena per chi uccidesse la moglie (o il marito, nel caso ad esser tradita fosse stata la donna), la figlia o la sorella al fine di difendere "l'onor suo o della famiglia".

Codice Penale, art. 587
Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell'atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d'ira determinato dall'offesa recata all'onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.

Dopo il referendum sul divorzio (1974), dopo la riforma del diritto di famiglia (legge 151/1975), e dopo il referendum sull'aborto, dunque davvero molto tempo dopo le dette sentenze, le disposizioni sul delitto d'onore sono state abrogate con la legge n. 442 del 5 agosto 1981.
Chiusa parentesi giusto per rinfrescarci la memoria. Torniamo ai nostri shorts...Beh insomma adesso non li porto più ma quando ero adolescente li ho portati anche io gli shorts perchè andavano di moda, non ho mai pensato di offendere il comune senso del pudore, anche perchè su tutti i cartelloni pubblicitari sventolavano culi e gambe a tutti gli angoli...

Michelle Hunzicher in "posa" per la mitica pubblicità della Roberta
Vi ricordate Michelle Hunzicher e il suo lato B svelato per la pubblicità degli slip Roberta? Era il 1995 io avevo appena concluso la maturità, quella pubblictà ebbe un gran successo e non mi risulta che qualcuno si scandalizzò... Io gli shorts non li portavo più erano già passati di moda, allora impazzava il tanga nelle spiagge, poi qualche anno dopo "il brasiliano". Non avendo un lato B come la Hunzicker e sufficiente  faccia tosta mi sono fermata agli shorts e alle minigonne. Oggi però non consiglierei mai a mia figlia di indossarli perchè di sicuro non c'è la stessa libertà di cui godevamo ai miei tempi e a meno di non voler portare avanti qualche battaglia "liberatoria" le direi di evitare perchè, non si sa mai, qualcuno potrebbe essere turbato e istigato così allo stupro...
Ma insomma ci lamentiamo di come vestono le ragazzine ma nessuno dice nulla (gli interessi economici non c'entrano è proprio viltà) dello schifo che siamo costretti a subire in tv, per strada, sui giornali e altrove? E non parlo del corpo femminile che scusate è un'opera d'arte naturale, parlo della strumentalizzazione del corpo femminile! Nessuno dice nulla a parte la Boldrini che lo scorso maggio ha affermato a Venezia nell'ambito della Festa dell'Europa: 
«Serve porre dei limiti all'uso del corpo della donna nella comunicazione. È inaccettabile che in questo paese - ha spiegato la presidente della Camera - ogni prodotto, dallo yogurt al dentifricio, sia veicolato attraverso il corpo della donna. In Italia le multinazionali fanno pubblicità usando il corpo delle donne mentre in Europa le stesse pubblicità sono diverse. Dall'oggettivazione alla violenza il passo è breve. Serve più civiltà ponendo delle regole. Basta all'oggettivazione dei corpi delle donne perchè passa il messaggio che con un oggetto puoi farci quello che vuoi». E ha anche affermato «Per arrivare a proteggere le donne dalla violenza va rilanciata l'occupazione femminile. In Italia solo il 47 per cento lavora una delle percentuali più basse d'Europa. Se una donna non lavora, in caso di violenza, non ha autonomia». Boldrini ha ricordato anche che «le case rifugio sono sempre meno». 
Sarà stato un caso che la presidente della camera sia stata proprio in quello stesso periodo oggetto di diffamazione  a seguito della diffusione sul web di alcune foto taroccate che ritraevano la terza carica dello Stato in una spiaggia di nudisti?
"Mi arrivano messaggi minatori e minacce di morte ogni giorno. Io non ho paura. Ma quando i fotografi inseguono mia figlia di 19 anni in motorino, ho paura che possa spaventarsi e avere un incidente, mi si gonfia in cuore" aveva rivelato l'esponente di Sel a Concita De Gregorio. "Quando una donna riveste incarichi pubblici, si scatena contro di lei l'aggressione sessista: che sia apparentemente innocua, semplice gossip, o violenta, assume sempre la forma di minaccia sessuale" è il lamento del Presidente della Camera. 
Insomma Caro Cubeddu e cari moralisti riflettiamo un po' su tutto questo e facciamoci un esamino di coscienza, forse forse noi non siamo meglio del Pakistan, siamo solo fortunati ad essere qualche anno più avanti nelle battaglie per la lotta alla libertà, ma non so per quanto...
La mia lettera a Cubeddu nel caso voglia e vogliate leggerla anche voi è questa, la lettera è anche il commento che sotto il suo articolo mi è stato censurato... ed io vi offro la libertà di leggerlo ugualmente. Mi sembra giusto no?

 LETTERA APERTA A MARCO CUBEDDU

Caro Cubeddu si documenti , sul femminicidio, sull'origine storica e sociale di questa parola, le consiglio di leggere un libro se non l'ha già fatto (è evidente di no) dal titolo "Femminicidio. Dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico internazionale" di una bravissima giornalista Barbara Spinelli, si documenti sulle cause e le modalità degli stupri, parli con donne violentate, si documenti sui costumi sociali del passato e sulle mode... Si chieda perchè e, magari le suggerisco anche di scriverci un bell'articolo, lo scorso 19 maggio, con un attentato incendiario, è stato preso di mira il centro antiviolenza Artemisia di Firenze che da anni opera contro la violenza sulle donne. La sede che ospita bambini,  donne e adulti vittime di violenza fisica e psicologica, di maltrattamenti e trascuratezze di varia natura è stata più volte la mira di attentati intimidatori, questo è solo l'ultimo di un'escalation di atti d' intimidazione e violenze denunciate dall'associazione che dal 1991 - anno della sua costituzione- si occupa di informazione, sensibilizzazione, formazione sui temi della violenza,in particolare alle donne ed ai minori in tutto il territorio nazionale. 
Si domandi il perchè gli Italiani sono in cima alla classifica del turismo sessuale con i minori. E poi magari cambi pure le amicizie femminili, potrebbero aprirle gli occhi su un mondo a lei sconosciuto sulla condizione femminile odierna. Voglio dirle una cosa: lei è semplicemente ignorante (no non voglio offenderla) lei è ignorante nel senso più spicciolo della parola, lei ignora la storia presente e passata e i costumi sociali di questo paese, lei ignora o fa finta di ignorare i gravissimi problemi che affliggono milioni di donne nel mondo, e i pregiudizi le hanno offuscato la capacità di giudizio. Salvo solo una frase del suo articolo "Siamo così convinti che mettersi il velo sia prigione e i minishorts siano libertà?". Non perchè la sua sia stata una felice intuizione ma perchè forse a qualcuno darà modo di riflettere su qualcosa di concreto dopo la lettura di questo articolo, che però non è quello che lei ha suggerito o voleva suggerire con questa frase... Salvo questa frase perchè solo le donne che della libertà sono private possono conoscerne l'alto valore, la libertà di essere ragazzine, di voler ballare sotto la pioggia, in Pakistan o altrove, di voler indossare abiti alla moda anche se scoprono le chiappe, la pancia, l'ombelico o le gambe, la libertà di non dover pensare: oggi che mi metto? Il jeans antistupro, il burka, o la camicia di forza? Oggi cosa indosso la maschera da brava ragazzina o la mia faccia di donna che vuole dire la sua senza essere "accusata" di femminismo, di esagerazione o non so cos'altro? Oggi posso essere sicura che dopo le mie affermazioni non mi ritrovi gente (guarda caso uomini, ma anche alcune donne a volte mi sorprendono per i commenti) che mi scrivono commenti osceni o mi fanno stalking o peggio minacce per aver dato la mia opinione? La libertà deve garantire un primo fondamentale diritto altrimenti non può chiamarsi tale: libertà di espressione (in ogni forma ) e di opinione senza la paura di dover incorrere in stupri, violenze, minacce, offese da chiunque (cafone o accculturato che sia)...siamo sicuri che godiamo di questa libertà?
 Vorrei concludere con un piccolo nanormanzo che si riallaccia alla poesia, ma con un pizzico di canzonatoria e spregiudicata polemica forse un pochino irriverente nei confronti della poesia dannunziana lo ammetto...
Scelgo D'annunzio perchè egli ebbe un rapporto conflittuale con il mondo femminile e perchè prese  dal decadentismo europeo il tema della superiorità femminile e lo fece suo. Per il Vate l'uomo è debole, fragile, sottomesso la donna lo domina, gli succhia energia, è lussuriosa, perversa, crudele esercita sull'uomo un potere a cui lui non può sfuggire e che lo porta inevitabilmente alla follia o alla distruzione! La donna è Nemica, la figura forte, che come un antagonista si oppone all'uomo fragile che ivi proietta la sua potenza perduta...Tutto questo accade nella nuova sensibilità prodotta dal clima culturale di fine ‘800. Un mondo che vive del fascino oscuro di donne, frivole e fragili quelle che la Belle Epoque, attraverso il ritmo leggero dei cafè-chantant, ha consegnato al mondo.Un mondo che ruota intorno al tema della superiorità della donna, saranno proprio questi gli anni in cui nasce la questione femminile, e che parla quindi della fragilità dell’uomo: l’impotenza che l’uomo avverte, di fronte agli eventi storici e politici, che si traduce in perdita di volontà e di determinazione e nel lasciarsi così trasportare verso un turbinio di sensualità e di distruzione.


 ASSALTO POETICO METEREOLOGICO
E piove...sulla favola bella che ancora m'illude...
Annegala!

 Non prendetevela, e spero che non se la prenda neppure D'Annunzio, ma volevo rimarcare alcune smilitudini di pensiero e atteggiamento, forse anche oggi l'uomo avverte questa impotenza che si traduce in perdita di volontà e di determinazione e nel lasciarsi così trasportare verso un turbinio di sensualità e di distruzione?
 Non so rispondere ma forse anche gli uomini dovrebbero imparare a ballare sotto la pioggia come fanno tante  donne... ridiamoci su ...perchè l'ironia aiuta a vivere meglio, con l'ombrello e soprattutto senza...

 LIBERiAMOci

Vale 



link delle fonti degli articoli citati e delle informazioni:
http://www.minigonne.eu/it/minigonne/breve_storia_della_minigonna_sc_222.htm
http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2013/07/03/APtoavsF-pioggia_perche_ballano.shtml
http://liberiamo-ci.blogspot.it/2013/05/lettera-aperta-oliviero-toscani-e.html
http://www.artemisiacentroantiviolenza.it/
http://www.unita.it/italia/boldrini-porre-limiti-all-uso-corpo-br-della-donna-nella-pubblicita-1.498660
http://www.minigonne.eu/it/manifesti/chi_mi_ama_mi_segua_sc_241.htm
http://temi.repubblica.it/ilcentro-dannunzio/2006/02/26/d%E2%80%99annunzio-e-le-donne/?h=0

sabato 11 maggio 2013

Lettera aperta a Oliviero Toscani e...

E’ del 7 maggio la notizia delle dichiarazioni di Oliviero Toscani che hanno indignato il popolo del web e non solo… Cos’ha detto Toscani? All’agenzia Adnkronos ha dichiarato:

“Le donne devono volersi bene per quello che sono. Devono essere più sobrie, diano importanza all'essere più che al sembrare, solo così si possono evitare altri casi di femminicidio- spiega il fotografo dall’occhiale rosso- Serve un ruolo più serio delle donne. La smettano di dover sempre sedurre, altrimenti finiranno per sedurre solo maniaci e i violenti. Le donne non si devono truccare, mettersi il rossetto, devono volersi bene per quello che sono“. E poi: “Ormai i tacchi sono inversamente proporzionali all’intelligenza. È un vero disastro. Sono tutte rifatte, con labbra che sembrano canotti e nasini tutti uguali. Ma cosa è successo? Questo voler sembrare, apparire, alla fine conduce la donna a essere considerata un oggetto e non più un’entità intelligente. Se avessi una moglie come quelle donne lì sarei molto in crisi”.

Come la vogliamo chiamare questa dichiarazione? Una “provocazione”?. Se così fosse, alla luce degli ultimi casi di cronaca, una provocazione del genere sarebbe non solo del tutto fuori luogo ma avrebbe un’aggravante: queste parole sono pronunciate da un professionista che sulle provocazioni vere, serie, d’impatto, ha costruito la sua carriera di grande fotografo e con successo. A me fanno rabbia, m’indignano e lasciano l’amaro in bocca perché possono essere prese come esempio, possono ottenere un seguito da chi vuole emulare una personalità di successo…e poi scusate, ma non posso non pensare che certe frasi dette da un artista che grazie alle donne (nel bene e nel male) ha costruito la sua carriera, siano quantomeno ipocrite… Si sa, la pubblicità funziona quando non è esibizione gratuita del prodotto ma quando fa parlare di se, quando accende gli animi, quando scatena le penne degli opinionisti e degli intellettuali. E Toscani ci riesce sempre bene a quanto pare, ma quale prodotto doveva pubblicizzare stavolta? Forse se stesso?
La pubblicità dei blue jeans Jesus Bonn che fece scandalo e  che segnò l'inizio della carriera di Toscani
Sull’intelligenza, invece, di certe affermazioni di Toscani sulle donne che si truccano troppo e attirano i maniaci e violenti, avrebbero qualcosa da ridire pure alcune associazioni, tipo il Telefono rosa. «Le provocazioni di Oliviero Toscani sono vecchie, insulse e hanno stancato» dice all'Adnkronos Gabriella Moscatelli, presidente dell'associazione. «Secondo lui per non essere violentate o uccise dobbiamo metterci tutte il burqua in modo da non provocare gli uomini?».

La Moscatelli continua poi augurandosi che Toscani si sia sbagliato a parlare e che accortosi dell’abbaglio si dia il disturbo di ritrattare o rettificare le sue affermazioni, ovviamente lo vorremmo molto anche noi caro signor Oliviero anche se siamo arrivati già all’11 di maggio e nessuna notizia mi è arrivata alle orecchie di sue scuse o nuove dichiarazioni sull’argomento. E’ chiaro che continuare a fare affermazioni di questo tipo vuol dire legittimare il caso di stupro o di violenza o di omicidio su donne che in discoteca mettono la mini, rientrano con il taxi perché non sono sobrie, passeggiano sole senza scorta e con i tacchi, ma come è sbagliato generalizzare dicendo che tutte le donne con le ballerine e senza trucco sono delle sante, è sbagliato anche dire che tutte le donne con il tacco e il rossetto sono istigatrici di violenza. Altrimenti, caro Toscani, si ottiene l’effetto contrario: aumentare la cultura dell’ignoranza secondo la quale gambe, rossetto, trucco delineano il profilo di “donna di facili costumi”. E mi domando davvero se questo sì, non sia, indirettamente istigazione alla violenza…E’ pur vero che l’Italia sta regredendo ma mica vorremmo tornare ai tempi delle caverne? Caro Oliviero Toscani la invito cordialmente a leggere queste poche parole che secondo me riassumono il pensiero e l’indignazione di molte persone, lo sfogo di una donna nel suo aggiornamento di stato fb che mi ha molto colpito, il suo nome è Angela Rita Iolli di Roma e, nella sua “lettera aperta a Oliviero Toscani”, scrive così:


"Caro Oliviero Toscani, da donna a fotografo ti regalo un mio scatto. Stampatelo e ripeti con me che un abito scollato, un rossetto, i tacchi non autorizzano nessuno a stuprarmi, bruciarmi, rovinarmi con l'acido, uccidermi, picchiarmi. E mi meraviglio che un uomo come te, che ha condotto battaglie con il suo strumento più intelligente, oggi polverizzi anni di emancipazione. Che stupidamente fornisca l'alibi ad omuncoli che per anni si sono giustificati con il pretesto che una provocazione renda l'uomo ladro. In questo caso assassino o stupratore. No, la questione è molto più seria, meno banale e tu ci devi chiedere scusa. Ora. E devi chiedere scusa alle ragazzine, alle bambine che nemmeno sanno cosa siano i tacchi eppure sono violentate o uccise. E devi chiedere scusa alla donna che incinta si stava recando in ospedale per un controllo e le hanno gettato l'acido. E devi chiedere scusa anche a chi, una sera, esce con i tacchi e il rossetto e poi viene raggiunta da vigliacchi folli, che abusano togliendo libertà a lei e a tutte noi. Irrimediabilmente. Io pretendo le tue scuse. Perchè ogni giorno che indosserò i tacchi o il rossetto, ripenserò alle tue parole e avrò paura, ma non del mondo, soltanto di uomini e parole simili. Perchè caro Oliviero hai proprio sbagliato a pronunciare quelle parole e ogni tacco di donna oggi avrebbe dovuto prenderti a calci!”

Ringrazio a nome di tutte le donne morte, ferite, violentate e vessate psicologicamente, sessualmente, economicamente ecc…Angela Rita anche se, confesso, che i miei tacchi non li sporcherei per questo individuo al limite della misoginia. Sempre martedì 7 maggio Oliviero Toscani è arrivato a San Felice sul Panaro (Modena) dove ha iniziato a fotografare i protagonisti di tante tristi e drammatiche storie legate al terremoto del maggio scorso e rubarne sguardi, delusione ed emozione. I frutti del suo lavoro saranno esposti durante Fotoincontri, la manifestazione in programma dal 24 al 26 maggio a un anno dalle scosse.

"Voglio catturare l'anima, lo spirito, ciò che siamo dentro, chi si accetta è sempre fotogenico, per essere semplici bisogna piacersi e rispettarsi; ogni essere umano è una opera d’arte, nessuno è brutto; le donne oggi sono maschere di se stesse, la cosa più bella è la sobrietà; chi vuole sedurre non ha personalità".
Ha detto Toscani ai cittadini che passavano davanti al suo obiettivo. "I dodici scatti più belli saranno scelti dal maestro Toscani - spiega il presidente di Photoclub Eyes Luca Monelli - per diventare manifesti da affiggere sui muri del paese in occasione della manifestazione fotografica realizzata in collaborazione col Comune con la finalità di sostenere la rinascita delle zone terremotate". Tutto molto bello e d’altra parte non è la prima volta che Toscani prende a cuore temi d’attualità e sembrerebbe essere quasi magnanimo, ricordate la sua crociata per l’anoressia? Ma anche qui ritroviamo l’ennesima frecciata alle donne e se devo proprio dirla tutta questo finto buonismo non mi convince…Sarà la sua creatività da fotoreporter che gli fa fare affermazioni eccentriche? Il signor Toscani è vagamente misogino o vorrebbe solo sembrare un intelligente anticonformista? E sarà ancora la creatività quella che gli ha fatto dire, davanti agli splendidi glutei di una modella immortalata dal suo collega fotografo Terry Richardson per una pubblicità della casa di moda Silvian Heach: 
«Le prime a fare schifo sono le donne. Tutte troie. Preferiscono puntare sulla bellezza, anziché sull'intelligenza. Povere donne. Per fortuna non ho mai avuto mogli italiane. Culi bassi, gambe corte e ascelle pelose. Mi state sulle palle». 
Ma che gli avranno fatto mai le donne a Oliviero Toscani? E le italiane poi? La sua crociata misogina non ha risparmiato neppure le madri. In un'intervista a Donna Moderna (uno di quei giornali femminili di cui pensa il peggio possibile: «Giornali incostituzionali sin dal genere, diretto da donne, ovvio. Che ha in prima strilli come Chirurgia estetica, sesso, orgasmo, diete»), spiegò a modo suo la violenza degli uomini verso le donne:

«Nella stragrande maggioranza dei casi è colpa delle madri che hanno avuto. E vorrei che le madri ne fossero consapevoli: tocca soprattutto a loro educare i figli, crescerli nel segno del rispetto verso l’altro sesso e il resto del mondo». Insomma, tutta colpa delle donne, narcise, vanesie, ossessionate dal look e dalla chirurgia estetica, e come se non bastasse pessime madri. Toscani la riassume così: «Siete bestie da sesso, ecco cosa siete».

Ecco Toscani ci ha fatto un bel quadretto…Cosa andiamo cercando? In un momento in cui non si parla altro che di femminicidio? In Italia sono state 124 le donne uccise nel 2012, più di una donna uccisa ogni due giorni e 47 ferite nel solo 2012, 37 invece le donne uccise nei primi 5 mesi del 2013 , una lista che si allunga tristemente ogni giorno. Una delle ultime era delle mie zone di nascita, quando ho sentito che, nei luoghi dove andavo in bicicletta solo qualche anno fa, è stata trovata accoltellata questa ragazza ho avuto un moto di rabbia mista a impotenza e a paura…cosa accade alla nostra società? L’87 per cento delle donne che hanno chiesto aiuto a Telefono Rosa hanno subito violenza in famiglia o da quelli che potevano ritenere fossero “i loro cari”, secondo l’indagine dell’associazione relativa al 2011. “Non c’è una risposta adeguata a questa crescita inaudita di dati relativi alla violenza sulle donne” dicono a Telefono Rosa ricordando che i soldi del fondo antiviolenza sono stati ridotti. Eppure si moltiplicano le iniziative atte a sensibilizzare sul tema del femminicidio, lo scorso anno in luglio in Campania è stata addirittura approvata una legge regionale contro la violenza sulle donne, nascono nuove iniziative come il flash mob intitolato "Break the Chain"del 14 febbraio scorso e pagine fb contro il femmicidio come “Femminicidio:mettici la faccia” Campagna contro la violenza sulle donne promossa dalla Rete degli Studenti Medi e l'Unione degli Universitari. La campagna consiste nel postare una propria foto accompagnata dallo slogan:
 “stop femminicidio #iocimettolafaccia" 
a questa campagna hanno aderito personaggi noti del mondo dello spettacolo e della politica, e moltissima gente comune, anche io ovviamente ci ho messo e ci metto di nuovo la mia di faccia  e invito a farlo anche a voi…e allo stesso tempo mi chiedo: servirà a qualcosa?


Servirà a far comprendere a persone come Oliviero Toscani che il problema esiste e che è necessario prendere provvedimenti seri sia in Italia che all’estero? Lo vede caro Olivieri che nella foto ho rossetto e trucco e persino una corona di fiori? Riesce a togliere i suoi paraocchi e a guardare oltre l'apparenza? Quella corona è per tutte le donne che quando gli è stata usata violenza, quando sono state uccise per mano di un uomo non erano nè truccate nè discinte ma conducevano la loro vita ignare pure di cosa fosse la parola femmincidio.Quella corona è per tutte quelle donne che truccate e con i tacchi vogliono continuare a esercitare la libertà di girare senza pericolo per le strade, che vogliono esercitare il loro diritto ad essere se stesse!
Vi siete resi conto di cosa sta accadendo anche in India? Gli uomini che percezione hanno di questo incrudimento di violenza verso le donne? Nella stessa pagina fb ma anche altrove nel web e per la strada leggo e ascolto commenti piccati di uomini che non accettano il termine femminicidio qualcuno ad esempio scrive:

”Non sono misogeno, non odiatemi. Io odio chi odia, e odio chi uccide. Ma il femminicidio NON ESISTE. Esiste l'omicidio, ossia quando una persona (donna o uomo) viene uccisa.“
 Un altro ancora scrive in un commento a un articolo:
” […]Femminicidio? ” Chiamarlo semplicemente assassinio, no? Sul fatto dell'uso delle parole, bhe, direi che col "femminicidio" non ha proprio nulla a che fare. La classica "perla" femminista che tende a mettere su un piano superiore la donna rispetto all'uomo, che anche se muore, resta sempre una vittima di omicidio e la donna quella del femminicidio. Veramente non sopporto la violenza, ma nemmeno l'ipocrisia di chi la strumentalizza a scopi politici.”
Che poi potrei anche rispondere al signore della seconda affermazione di cui sopra e a tutti quelli che la pensassero come lui che, semmai, una parola davvero sessista, dovrebbe essere omicidio, se usata nel caso delle donne…  Leggiamolo da Etimo direttamente: OMICIDIO da homo (uomo) e caedes (uccisione), uccisione dell’uomo per opera dell’uomo, quindi…




Scherzi a parte, ma insomma, ci rendiamo conto che non possiamo neppure usare un nuovo termine per individuare un fenomeno criminale della società attuale senza essere etichettate come femministe? E che dovremmo accettare il fatto che una donna che viene uccisa deve essere necessariamente inserita per par condicio nella definizione di omicidio, cioè "uccisione di uomo"? Non è un assurdo concettuale? E chi fa queste affermazioni conosce il significato del termine femminicidio e si rende conto delle cause che hanno prodotto l'uso di questo neologismo? Cosa c’entra la politica con una realtà incontrovertibile di tendenza alla violenza contro le donne? Perché ci si è presi il disturbo di creare addirittura una nuova parola, da dove viene questo termine e quando è accaduto che il suo uso è divenuto popolare e perchè?

Io ho voluto dare una risposta a tutte queste domande e ho inziato a fare ricerche e mi sono imbattuta nel bellissimo articolo di Barbara Spinelli sul Corriere della Sera blog che spiega l’origine politica, storica e sociale dell’uso di questo termine e la storia del femminicidio dalla sua comparsa come termine d’uso in larga scala. Ne trascrivo solo qualche riga per capire cos’è il Femminicidio, ma v'invito a leggerlo tutto.

 Il termine femminicidio, o femicidio, si riferisce alle violenze che vengono perpetrate dagli uomini ai danni delle donne in quanto tali, ossia in quanto appartenenti al genere femminile. Il femminicidio comprende inoltre tutti quei casi di omicidio in cui una donna viene uccisa da un uomo per motivi relativi alla sua identità di genere.. Estensivamente il termine femmincidio indica tutte le forme di violenza di genere contro le donne in ambito pubblico e privato. In lingua inglese il termine femicide (femicidio) veniva usato già nel 1801 in Inghilterra per indicare "l'uccisione di una donna"[1][2]. Il termine è stato utilizzato dalla criminologa Diana Russell nel 1992, nel libro scritto insieme a Jill Radford Femicide: The Politics of woman killing. La Russell identificò nel femmicidio una categoria criminologica vera e propria: una violenza estrema da parte dell’uomo contro la donna «perché donna», in cui cioè la violenza è l'esito di pratiche misogine.
“Tutte le società patriarcali hanno usato –e continuano a usare- il femminicidio come forma di punizione e controllo sociale sulle donne” afferma la Russell.”
Un anno dopo, nel 1993, l'antropologa messicana Marcela Lagarde utilizza il termine femminicidio per comprendere:
« La forma estrema di violenza di genere contro le donne, prodotto della violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogine - maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, sul lavoro, economica, patrimoniale, familiare, comunitaria o anche istituzionale - che comportano l’impunità delle condotte poste in essere tanto a livello sociale quanto dallo Stato e che, ponendo la donna in una posizione indifesa e di rischio, possono culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa, o in altre forme di morte violenta di donne e bambine: suicidi, incidenti, morti o sofferenze fisiche e psichiche comunque evitabili, dovute all’insicurezza, al disinteresse delle Istituzioni e alla esclusione dallo sviluppo e dalla democrazia »

(Marcela Lagarde[3][4])

Il femminicidio secondo Marcela Lagarde è un problema strutturale, che va aldilà degli omicidi delle donne, riguarda tutte le forme di discriminazione e violenza di genere che sono in grado di annullare la donna nella sua identità e libertà non soltanto fisicamente, ma anche nella loro dimensione psicologica, nella socialità, nella partecipazione alla vita pubblica. Pensiamo a quelle donne che subiscono per anni molestie sessuali sul lavoro, o violenza psicologica dal proprio compagno, e alla difficoltà, una volta trovata la forza di uscire da quelle situazioni, di ricostruirsi una vita, di riappropriarsi di sé.

Il termine è stato ripreso e diffuso da numerosi studi di sociologia, antropologia, criminologia e utilizzato negli appelli internazionali lanciati dalle madri delle ragazze uccise a Ciudad Juárez. "Nuestras Hijas de regreso a casa" è il movimento cofondato fondato da Marisela Escobedo Ruiz, uccisa nel gennaio 2010 in Messico nel corso della sua protesta per ottenere la verità sulla morte della figlia. A un anno di distanza Norma Andrade, altra fondatrice di Nuestra Hijas, subisce un attentato. È proprio dall'analisi dei crimini di massa compiuti contro le donne che la Lagarde propone la sua definizione. Questo neologismo è salito alla ribalta delle cronache internazionali anche grazie al film Bordertown, in cui si racconta proprio dei fatti di Ciudad Juarez, città al confine tra Messico e Stati Uniti, dove dal 1992 più di 4.500 giovani donne sono scomparse e più di 650 stuprate, torturate e poi uccise ed abbandonate ai margini del deserto, il tutto nel disinteresse delle Istituzioni, con complicità tra politica e forze dell’ordine corrotte e criminalità organizzata, ed attraverso la possibilità di insabbiamento delle indagini esacerbata dalla cultura machista dominante e da leggi che, ad esempio, non prevedevano lo stupro coniugale come reato e prevedevano la non punibilità nei confronti dello stupratore che avesse sposato la donna violata...La storia continua e (pochi la conoscono)sia nella realtà storica delle vicende di Ciudad Juàrez sia nell'articolo, sia nel libro in cui Barbara Spinelli ripercorre le vicende legate al Femminicidio. Non la riporto qui ma v'invito a leggerla per farvi la vostra idea dell'argomento che stiamo trattando, per approfondire un tema di attualità che ci vede coinvolti come diretti interessati perchè la violenza non risparmia nessuno, non uomini, non donne, non bambini e va sempre perseguita!
"Femminicidio è un termine che a livello internazionale ha fatto storia, sta facendo storia, sta segnando una rivoluzione dal basso...a me non va di negare questa storia, di autocensurarmi e limitarmi, di chiedere agli uomini di essere più gentili, non voglio solo dire sono stati loro, voglio fare molto di più, voglio smascherare tutte le forme attraverso cui il potere patriarcale mi opprime e mi limita come donna, mi impedisce di autodeterminarmi e fruire dei miei diritti, e voglio lottare per ottenerli ".
(Barbara Spinelli)

"Che bisogno c’era di un nome nuovo? Sempre di omicidi si trattava.Purtroppo non avevo fonti di informazione italiane su questo strano neologismo, che già alcune associazioni di donne iniziavano a usare (UDI, Donne in nero, Casa delle donne per non subire violenza di Bologna) così decisi di andare a fondo, documentarmi, capire. Rimasi così soggiogata dalla storia celata dietro questa parola, che decisi di raccontarla in un libro , perché tutti potessero conoscere la tenacia delle donne che l’avevano scritta ed i risultati che avevano ottenuto."
Così Barbara Spinelli racconta di come sia nato il suo libro :

Femminicidio. Dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico internazionale


Barbara Spinelli, praticante avvocato, collabora con i Giuristi Democratici a livello nazionale ed internazionale e con la Rete Femminista. Le sue ricerche riguardano soprattutto le politiche di contrasto alla violenza e alle discriminazioni di genere e il femminicidio nel mondo. Oltre a numerosi articoli per quotidiani e testate specialistiche, sul tema ha redatto per i Giuristi Democratici il dossier "Violenza sulle donne: parliamo di femminicidio. Spunti di riflessione per affrontare a livello globale il problema della violenza sulle donne con una prospettiva di genere".

Perché un libro sul femminicidio? Per raccontare le origini e la storia di questo recentissimo neologismo, ormai sempre più diffuso anche nel nostro paese con riferimento alla strage delle donne di Ciudad Juarez, in Messico. L'autrice documenta la nascita del termine femminicidio, antecedente a tali fatti, e spiega come esso sia stato adottato dalle donne centroamericane per veder riconosciuti e rispettati i propri diritti umani, in particolare quello ad una vita libera da qualsiasi forma di violenza. Femminicidio è la violenza fisica, psicologica, economica, istituzionale, rivolta contro la donna "in quanto donna", perché non rispetta il ruolo sociale impostole. L'autrice illustra, inoltre, le tesi elaborate in Centroamerica sulle cause del femminicidio ed espone i meccanismi di indagine e di denuncia, i dati risultanti dalle ricerche locali, le politiche sviluppate sulla loro base, la conseguente richiesta di riconoscimento giuridico del femminicidio come specifico reato e come crimine contro l'umanità.
Nel volume si mette in luce l'alleanza tra donne e Ong a tutela dei diritti umani per inchiodare lo stato messicano alle sue responsabilità per i massacri di donne a Ciudad Juarez. Ora, grazie alla copertura mediatica del caso messicano, il femminicidio non rappresenta più solo una specificità centroamericana, ma ha assunto una valenza generale, uscendo dall'ambito importante, ma ristretto, della descrizione di un fenomeno locale per costruirsi come concetto giuridico, di rilevanza interna e internazionale.
Il percorso di riconoscimento del femminicidio come crimine contro l'umanità, ora preso in considerazione anche a livello europeo, ha una valenza universale: consente di individuare il filo rosso che segna, a livello globale, la matrice comune di ogni forma di violenza e discriminazione contro le donne, ovvero la mancata considerazione della dignità delle stesse come persone. Non rispettare i diritti delle donne lede l'umanità tutta: tale affermazione pone le basi per la costruzione di relazioni sociali diverse, incentrate sulla Persona in quanto tale e sul rispetto reciproco a prescindere da ogni forma di diversità, sia essa sessuale, etnica, giuridica o ideologica.
"L'obiettivo di quante parlano di femicidio (tutte le uccisioni di donne in quanto donne) e di femminicidio (indica tutte le forme di violenza di genere contro le donne in ambito pubblico e privato) non è solo di denuncia, bensì di rendere pubblico un problema nei secoli considerato privato, quello della violenza esercitata dagli uomini sulle donne e farne elemento chiave del dibattito politico".
Il femminicidio e la violenza fisica sono spesso legate allo stupro. Si sa che lo stupro è considerato come tattica di guerra ed è un crimine di guerra, nei paesi cosiddetti civilizzati non si hanno fenomeni dilaganti ma circoscritti seppur crudi e gravissimi, ma in alcuni paesi questa piaga che porta anche alla morte è impressionante per la sua diffusione e attuazione. Il reato di stupro è una tattica di guerra atta a umiliare, dominare, instillare paura, cacciare e/o obbligare a cambiare casa i membri di una comunità o di un gruppo etnico. In un’Africa dilaniata dalle guerre civili e dalle lotte fratricide, l’uso sistematico delle violenze sessuali è uno dei metodi bellici più utilizzati in questi conflitti ataviche ed estenuanti, all’interno delle quali a farne le spese è soprattutto una popolazione civile già al limite delle condizioni economiche, sanitarie e di sopravvivenza. Ce lo dimostra anche l’esperienza della delegazione di tre eurodeputati, guidata da Jürgen Schröder del partito popolare europeo e democratici europei (PPE-DE), recatasi l’1 aprile 2008 nella Repubblica Democratica del Congo per sette giorni. In questo stato, pare che la situazione sia migliorata dopo la firma degli accordi di pace siglata nel gennaio scorso. "Lo stupro è stato uno strumento di guerra, ma dopo gli accordi di pace la situazione è cambiata", dichiara l'eurodeputato tedesco. "Ora lo stupro è un segno di ordinaria criminalità perpetrato per lo più da fazioni ribelli, dai componenti dell'esercito regolare e anche dalla popolazione civile".
Secondo le cifre del piano d’azione umanitario del 2008, gli stupri perpetrati nel 2007 in Congo ammontano a 30.000. Drammatica anche la situazione in Sudan, dove è alta l’incidenza di stupri contro donne ed adolescenti: da ottobre 2004 a febbraio 2005, sono state curate quasi 500 vittime di violenze in numerose località del Darfur occidentale e meridionale, il 28% delle quali dichiarano di essere state violentate da più persone e ripetutamente. Appare chiaro che il numero di denunce non corrisponda al numero effettivo delle violenze. Le donne hanno raccontato di essere state percosse con bastoni, fruste o asce prima, durante e dopo lo stupro.Le vittime di stupri spesso non vengono curate, ma emarginate, stigmatizzate, a volte persino messe in prigione. Non bisogna dimenticare quanto le violenze sessuali siano un fattore determinante per la diffusione di malattie, quali l’HIV . In questo panorama non è solo il continente africano ad essere teatro di violenze: in Kosovo ad esempio, dove è stata istituita la Kosovo Women’s Initiative atta a diminuire la distinzione tra sessi attraverso la formazione professionale e la scolarizzazione, durante la guerra sono state violentate 20mila donne, in maggioranza musulmane. Il documento dei Quindici, approvato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, chiede la cessazione delle violenze sessuali contro i civili nelle zone di guerra, minacciando i colpevoli di condurli di fronte alla Corte Penale Internazionale de l’Aja. Al dibattito hanno preso parte sette donne ministro.La relatrice del rapporto, Radhika Coomaraswamy, ha riferito di abusi sessuali di “brutalità inimmaginabile”, illustrando una mappa delle violenze che spazia dai Balcani all'Africa Australe, dal Sud Est Asiatico all'America latina. Tra gli episodi documentati ce n'è uno che riguarda il Kosovo e risale al 1999 (ci sono anche i fatti addebitati ai militari italiani in missione in Somalia negli anni tra il 1992 e il 1995). 
Definire lo stupro come reato sessuale, tuttavia, non è sufficiente: bisogna appropriarsi della cultura di molti popoli, all’interno dei quali la donna è ancora vista in una posizione inferiore agli occhi dell’uomo; bisogna capire come la violenza sessuale sia prima la violazione di un diritto individuale, e in quanto tale dovrebbe essere inclusa nel panorama generale dei diritti dell’uomo. Un sistema giuridico appropriato e una seria rivalutazione del ruolo della donna devono essere il contesto basilare in cui far valere il principio dell’inviolabilità della persona.

“Per più di quindici anni” scriveva Betty Friedan “non si è fatta parola di questo turbamento nelle rubriche, nei libri, negli articoli scritti sulle donne e per le donne da esperti che sostenevano che il compito di queste ultime era di cercare la realizzazione della loro personalità come mogli e madri”. Mogli e madri, non si faceva parola del lavoro come valore, negli anni Cinquanta, tranne che per gli uomini. Le donne, quindi, “impararono a compatire quelle donne nevrotiche, poco femminili e infelici che volevano fare le poetesse, le scienziate o essere presidentesse di qualche associazione. Appresero che le donne veramente femminili non desiderano perseguire una professione, ricevere un’istruzione superiore, esercitare i loro diritti politici: che cioè non desiderano quell’indipendenza e quelle prospettive per cui le femministe d’altri tempi avevano combattuto. Qualche donna tra i quaranta e i cinquant’anni si ricordava ancora di aver rinunciato con rammarico, a quei sogni, ma le donne giovani, nella grande maggioranza, non ci pensavano nemmeno. Migliaia di esperti plaudivano alla loro femminilità, al loro adattamento, alla loro nuova maturità. Non si chiedeva loro che di dedicare la vita, sin dall’infanzia, a trovare un marito e a partorire figli”.
Queste parole hanno segnato un’epoca. L'effetto prodotto dal libro della Friedan, La mistica della femminilità,uscito nel 1963 furono la miccia che fece scaturire la “seconda ondata” femminista degli anni Sessanta. La Friedan per certi versi fu una visionaria perchè anticipò i tempi. Io penso che anche oggi stiamo vivendo gli esordi di una sorta di rivoluzione femminista, lenta e occulta, ma paziente, perchè le donne escono allo scoperto, non vogliono più subire violenze e umiliazioni, e forse si stanno facendo coraggio nel voler affrontare la loro vita riappropiandosene senza condizioni. Siamo ancora lontani da veder riconosciuti i diritti primari di cui ogni persona indipendentemente dal sesso dovrebbe poter godere e noi donne siamo ancora lontane dal vederci riconosciuto l'appoggio incondizionato da parte degli uomini nel tutelare i nostri diritti. Questa contrapposizione crea già un conflitto e le donne e gli uomini stanno alzando barricate anzichè costruire ponti, la rivoluzione più grande domani sarà quella di vedere uomini e donne uniti contro la violenza e non divisi da neologismi, definizioni o lotte intestine e ideologiche. 
Caro Oliviero Toscani lei è così antiquato da non vedere nè col suo obbiettivo nè con i suoi stessi occhi i prodromi di una rivoluzione che è già in atto e che vede le donne impegnate a mobilitare tutte le loro risorse nell'affermazione della loro riacquisita individualità e nella sensibilizzazione di chi vuol mettersi i paraocchi per non dover vedere oltre il rossetto e i tacchi. E' vero le donne debbono piacersi anche senza tacchi e senza rossetto o botulino, soprattutto per venire meno agli stereotipi di uomini che per anni le hanno desiderate come bambole gonfiabili, ma io dico che le donne prima di tutto debbono piacersi anche coi tacchi o col rossetto, anche con la voglia di liberarsi dalle imposizioni maschili, anche con quell'istinto rivoluzionario che vuole emanciparle da una cultura sessista che le vede solo nel suo potenziale erotico, sessuale, o di sfruttamento lavorativo, commerciale. Io vedo milioni di donne, con rossetto e senza, coi tacchi o con le ballerine, impegnate, intelligenti, che portano avanti famiglie, aziende, lavorano dentro e fuori casa, spesso in questo momento di crisi sono le uniche a mantenere economicamente la famiglia, sono il fulcro centrale della società e sono l'anima di ogni conciliazione e di ogni speranza infrantasi nelle elucubrazione politiche di un paese alla deriva che non riesce a costruire più nulla.  

La violenza maschile sulle donne non è una questione privata, ma politica. 
Ecco perché vi chiedo di firmare l’appello di «Ferite a morte» che chiede al Governo e al Parlamento di convocare senza indugi gli Stati Generali contro questa violenza. Servono interventi immediati, è necessario riconoscere l’urgenza e istituire finalmente un Osservatorio Nazionale che segua il fenomeno.
Grazie.
Scrive così Serena Dandini anche lei impegnata attivamente sul fronte della sensibilizzazione con spettacoli e libri, e ora con la petizione del link sopra che mi è appena arrivata e che mi accingo a firmare,io vi invito a divulgarla come anche tutte le notizie di questo articolo, perchè
Le donne sono più consapevoli, questa è la loro nuova rivoluzione, le donne hanno una forza senza paragone e non è vero che non si uniscono, che non sanno costruire ponti... lanciano dei fili lunghissimi fino all'altra parte del mare, fino all'altra parte del mondo e non si rompono al primo alito di vento, resistono alle tempeste e alle mareggiate, s'incontrano, s'intrecciano, si aggrovigliano e tessono una coperta meravigliosa che le avvolge e le protegge dal dolore e dall'incomprensione...Noi donne siamo il fil rouge della continuità, della vita fisica sulla Terra sì, ma anche  della vita animica dell'Umanità nella sua interezza, nel suo potenziale energetico di Ying e Yang, nella  fusione di energie uguali e contrarie, complementari e interdipendenti, essenziali al mantenimento di qualsiasi equilibrio.

 Quindi caro Oliviero Toscani si liberi dei suoi paraocchi, vedrà che poi si sentirà davvero in pace con se stesso e comincerà a vedere la realtà oltre l'apparenza ...forse le si svelerà un mondo sconosciuto... noi invece care amiche e compagne d' avventura 
LIBERiAMOci 
 dai luoghi comuni del rossetto e dei tacchi e usciamo allo scoperto facendo sentire la nostra voce!

Un grazie a tutti coloro che hanno avuto la pazienza di leggermi fino a qui.
Soprattutto agli uomini che hanno tolto i paraocchi
Valentina Meloni


FONTI E ARTICOLI CORRELATI


-Barbara Spinelli, Femminicidio. Dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico internazionale, Franco Angeli, 1ª edizione 2008, Milano, pp. 208, ISBN 9788846498458.
-B.Friedan, La mistica della femminilità, ed. Castelvecchi, 2012.