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mercoledì 11 giugno 2014

Donne polvere

 Donne polvere

fotografia di Annalisa Marino 

Parlo  e scrivo sempre di alberi ma, stavolta, dico la verità, vorrei farne a meno… Il mango, Mangifera indica,  un albero meraviglioso, il cui frutto è uno dei miei preferiti,  simbolo di un paese  dalle molte contraddizioni, il paese di Mahatma Gandhi, di Osho Rajneesh, di Vandana Shiva  e Mātā Amṛtānandamayī, detta Amma, “la santa che abbraccia” è sulle pagine di tutti i quotidiani in una foto che ritrae due giovani cugine impiccate ai suoi rami. E pensare che a  una nuova varietà di mango, coltivata nel famoso centro di produzione di Malihabad nell'Uttar Pradesh, in India, è stata dato il nome di Nirbhaya, in memoria della ragazza ventitreenne di Delhi brutalmente aggredita e uccisa il 16 dicembre 2012. Il suo produttore, Kaleemullah Khan, ha affermato che questa varietà è il suo modo di onorare il coraggio e lo spirito della giovane fisioterapista assassinata. Sempre il mango però si trova al centro di un’altra tragedia, ai suoi rami lo scorso 29 maggio 2014 cinque uomini hanno impiccato, dopo averle violentate e uccise due cugine di 14 e 15 anni.
Le chiamerò Indira e Kamala (nomi scelti non a caso) perché non conosco il loro vero nome… Forse non hanno diritto neppure ad un nome le donne dalit, casta originata dalla polvere che copriva i piedi di Brahma.
Credo di aver controllato ogni articolo in rete in cerca di queste due ragazze di 14 e 15 anni, la cui unica colpa è stata quella di appartenere alla casta degli intoccabili, una casta inferiore, anzi una non casta[1] e di non possedere un bagno in casa. Sì perché oggi, in India, “andare in bagno” può costare la vita. Non agli uomini certo, parliamo di donne... Nonostante l'esistenza di garanzie a livello costituzionale e di leggi speciali, in tutta l'India i dalit, soprattutto le donne, sono sottoposti a molteplici livelli di discriminazione e violenza" - ha dichiarato Divya Iyer di Amnesty International India. "Gli appartenenti alle caste superiori usano la violenza sessuale contro le donne e le ragazze dalit come strumento politico per punirle, umiliarle e riaffermare il loro potere". 
Donne, loro “razza inferiore, trattate come animali, “cose di nessuno” da catturare, soggiogare e ammazzare. […] Si recano nei campi per fare i propri bisogni all’aperto, all’alba, prima che si sveglino gli uomini, e al calar della notte, quando occhi di uomini, anche quelli di famiglia, non le vedano, perché il loro pudore non sia offeso-il pudore degli uomini. La muta degli uomini che bracca le ragazze mentre vanno vergognose e spaventate nel loro buio mostra la bestialità degli stupratori e il conto che fanno delle loro prede, femmine…” scrive A. Sofri su Repubblica. Questo articolo titola così: “Stupri in India, l’albero della vergogna diventa un simbolo”.
Il mango era già un simbolo, ma era il simbolo di un paese illuminato da una spiritualità tangibile, oggi invece è il simbolo della barbarie, della più truce esibizione di superiorità che vede le donne come trofei da esibire in cima agli alberi. Sono finito in India perché secondo me l'India è l'origine di tutto, è il punto di partenza di tutto [...]. L'India è ancora un paese dove il divino è nella quotidianità della gente, nei gesti [...]. Scrive così Tiziano Terzani in Anam il Senzanome. Che avrebbe detto, che avrebbe scritto Tiziano di questa quotidianità divina che vede la donna immolata come un agnello sacrificale? Una quotidianità che sta diventando un gioco da ragazzi, come lo ha definito il capo del partito di maggioranza, e un oltraggio a una terra che  noi occidentali abbiamo forse mitizzato con Siddharta, senza riuscire a coglierne davvero le contraddizioni e l’incipit di una regressione spirituale senza tempo. Certo, chi siamo noi per giudicare un paese così lontano dal nostro vivere? Noi, che siamo ancora appesi ad un retaggio culturale di cui non possiamo di certo vantarci, che ancora discutiamo sui motivi che portano alcuni uomini a fare violenza: “non era una buona madre, portava la minigonna, era una poco di buono, era solo una prostituta” e via dicendo, sono solo alcuni dei luoghi comuni che insozzano la nostra coscienza lavata in candeggina. Noi che disprezziamo e ignoriamo il vero significato della parola femminicidio, credendola una parola di genere, sessista, discriminante per il genere maschile, senza conoscerne la nascita, la storia, il significato civile e l’origine, certo, non italiana, ma non per questo meno degna di conoscenza.
Tappiamoci gli occhi in casa nostra che si sa, l’albero del vicino è sempre più alto e verde, ebbene allora guardiamo cosa accade in India, nonostante l’inasprimento delle leggi[2], ma non per ripulirci la coscienza di quel che accade qui, semmai  per prendere coscienza di un incipit di violenza che ci riguarda da vicino: è di poche ore fa, infatti, la notizia di un altro femminicidio avvenuto in provincia di Catania.
Baudan, Sitapur, per noi nomi senza una collocazione, sono i luoghi delle tragedie che si sono consumate in India in questi giorni ma che si perpetuano da anni: stupri di gruppo, mattanze e sposalizi con bambine. Quest’ultimo orrore fa parte di un retaggio culturale che non si è fatto scalfire neppure dall’Onu con la negata firma della risoluzione contro la pratica delle “spose bambine”[3]. Anzi, con l’aumentare degli stupri, sposare le donne in giovane età è stato elevato ad efficace tutela contro gli stupri dai gram panchayat (una sorta di consiglio del villaggio, l’unità minima dell’amministrazione pubblica indiana) dello stato dell’Haryana: secondo loro, infatti, passando dalla cura del padre a quella del marito in tenera età, il rischio che la ragazza- raggiunta la pubertà- compia azioni giudicate immorali – come il sesso prematrimoniale – si riduce sensibilmente! Non si discute però dell’eventualità di una gravidanza precoce col rischio di morte per una bambina!
E noi restiamo a guardare, perché – diciamolo- non è che possiamo vantare una grande civiltà nei confronti dell’infanzia violata (vedi Vaticano, asili e scuole o le stesse famiglie), e quindi la storia di kamala e Indira  dovrebbe far riflettere quanti si scandalizzano, quanti tacciono e non si indignano in nome dell’innocenza. Negazionisti, bigotti, benpensanti, giudici e testimoni corrotti e tutti quanti non credono ai risultati delle perizie che, nelle vicende di Rignano Flaminio per esempio, senza margini interpretativi, hanno ricollegato le sintomatologie riscontrate sui minori a traumi di natura sessuale. Assolti con formula piena tutti gli accusati. Non ho visto né sentito nessuno indignarsi- a parte certo- i genitori dei bambini. Indignati e preoccupati, ma anche rabbiosi per giustizia mancata (come spesso accade nel nostro bel paese) i genitori italiani e i genitori indiani, accanto ai quali però si schiera l’intera popolazione del villaggio, attorno all’albero di mango, attorno ai corpi appesi  e inanimati, di due ragazze che per molti resteranno senza nome, come tante altre citate sempre come “ragazze indiane”, “una donna di 22 anni” ecc… Mi dico che la scelta di non divulgarne i nomi potrebbe essere stata dettata dal bisogno di proteggere le famiglie per nulla tutelate dalla legge, ma leggendo le notizie senza trovare la storia  e i nomi di queste e altre vittime dell’ignoranza più bieca mi è venuto in mente (non so poi perché… o forse sì?) il passo di “Se questo è un uomo” di Primo Levi in cui descrive la deportazione degli Ebrei nel campo di concentramento:
“Con la assurda precisione a cui avremmo più tardi dovuto abituarci, i tedeschi fecero l'appello. Alla fine, - Wieviel Stück? - domandò il maresciallo; e il caporale salutò di scatto, e rispose che i «pezzi» erano seicentocinquanta, e che tutto era in ordine;” [4]
Senza nome anche le donne sono condannate ad essere numeri, numeri di sondaggi e di morte o peggio… pezzi, pezzi di un mondo in rovina, pezzi di una battuta di caccia, ma anche pezzi rubati alla vita, alla loro vita, che non potremo più proteggere, conoscere e neppure ricordare!
- Quanti pezzi? – Le donne non vogliono essere contate eppure lo stiamo facendo, stiamo contando e ci stanno contando… ancora!
E’ nostro dovere ricordare, ed è nostro dovere riflettere e non ignorare ciò che sta accadendo, per questo è necessario dare un nome agli eventi, alle donne, ai femminicidi, alle persone.
Faccio un appello ai giornalisti: date un nome a queste ragazze, non buttatele nel mucchio delle morti per cui “tanto non si può far nulla”. Le donne dell’India sono belle, le donne dell’India sono forti, le donne dell’India chiedono aiuto.
Le donne dell'India non ti guardano. Camminano intente, recando in capo la brocca, in mano il cesto, sul fianco il bimbo piccolo, dietro i grandicelli, nel ventre il prossimo. Non occhieggiano, non civettano, non smorfiano. Il fine della donna indiana non è l'uomo, è il figlio.[…] scriveva Piero Scanziani nel suo “Verso l’Oriente”…   Certo, il fine della donna indiana è il figlio, sempre sperando che sia un figlio e non una figlia...
Indira e kamala- come le ho chiamate- nate dalla polvere e alla polvere tornate, per me saranno sempre legate allo spirito del mango, con loro tutte le altre ragazze e donne senza nome, private della dignità, private della vita, che non posso e non voglio dimenticare, come non posso e non voglio chiudere gli occhi sulla conta, più o meno silenziosa, che sta avvenendo…ancora.

(Valentina Meloni)

Mangifera Indica 


Appese ai rami dell'albero sacro 
vi chiamerò Kamala e Indira* 
i piedi al vento, nudi e liberati 
le vesti dai colori accesi. 

Ondeggiate come steli al prato: 
fiori recisi in mezzo al campo; 
voci negate da una corda-cappio 
polvere siete, polvere ritornerete... 

Ma, per adesso, state spente e quiete 
così, cullate dall'albero di mango, 
foglie appassite senza avere sete 
figlie di un Dio dai piedi di fango. 

Ma perché adesso più non vi svegliate? 
(forse cullate da un muto lamento) 
Le dita lunghe, abbandonate al pianto 
di chi vi cerca e non vi può chiamare...

(Valentina Meloni)




[1] Brahma, l'aspetto creatore di Dio secondo l'Induismo, creò gli uomini traendoli dalle varie parti del suo corpo, generando così le caste:
"brahmini": custodi della scienza e sacerdoti, originati dalla bocca;
"kshatriya": guerrieri e governanti, originati dalle braccia;
"vaishya": agricoltori, pastori e commercianti, originati dal ventre;
"shudra": servi, originati dai piedi.
Infine, i dalit, originati dalla polvere che copriva i suoi piedi.
[2] L'India ha reso più rigide le sue leggi contro lo stupro lo scorso anno, dopo le proteste scoppiate in tutto il Paese per il crimine in crescita, che la cultura conservatrice e l'atteggiamento passivo delle autorità e della polizia non contribuiscono a contrastare. Secondo i dati, nel Paese di 1,2 miliardi di abitanti avviene uno stupro ogni 22 minuti. Gli attivisti ritengono però che questa cifra sia inferiore alla realtà, perché molte vittime non denunciano le violenze subite.

[3] Dopo la cerimonia delle nozze, le spose bambine dovrebbero tornare nella casa dei genitori fino alla prima mestruazione, ma i genitori che hanno fretta di disfarsi di loro le consegnano subito alla famiglia dello sposo.
Rari sono i matrimoni d'amore, sostituiti da quelli combinati dai genitori della ragazza che la cedono a  un uomo di 30-40 anni, il quale la prende in sposa che non ha più di 12 anni; a causa della grande differenza di età esse corrono il rischio di rimanere vedove prematuramente, finendo relegate in una casa per vedove.
Con il matrimonio le spose bambine abbandonano la famiglia e la scuola per andare a vivere con il marito nella capanna dei suoceri, dove si occupano di tutte le faccende domestiche; il loro compito principale è mettere al mondo quanti più figli maschi possibile anche se il loro giovane corpo non è in grado di sopportare il peso di molteplici gravidanze: così si rischia che la madre non sopravviva al trauma del parto e che anche i neonati abbiano poche possibilità di vivere. Dopo aver dato alla luce due o più figli, le ragazze vengono poi spesso abbandonate dal marito che prende un'altra giovane in sposa. Tuttavia solo cinque bambine su cento hanno il coraggio di denunciare le violenze subite. 

[4] da “Il viaggio” – Se questo è un uomo – Primo Levi

venerdì 29 novembre 2013

Poesieinfiore contro il femminicidio

Milano Poesieinfiore
Un tappeto di origami rosa a Milano con i versi di Alda Merini. Un prato di fiori rosa fatti in origami, nel Museo della scienza e della tecnica a Milano, per la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. E i fogli da cui sono stati ricavati gli origami sono le pagine con la poesia 'Ogni mattina' della poetessa Alda Merini. L'iniziativa è stata realizzata dal portale MilanoFree.it

Milano Poesieinfiore
Ogni mattina 

Ogni mattina il mio stelo vorrebbe levarsi nel vento
soffiato ebrietudine di vita,
ma qualcosa lo tiene a terra,
una lunga pesante catena d'angoscia
che non si dissolve.
Allora mi alzo dal letto
e cerco un riquadro di vento
e trovo uno scacco di sole
entro il quale poggio i piedi nudi.
Di questa grazia segreta
dopo non avrò memoria
perché anche la malattia ha un senso
una dismisura, un passo,
anche la malattia è matrice di vita.
Ecco, sto qui in ginocchio
aspettando che un angelo mi sfiori
leggermente con grazia,
e intanto accarezzo i miei piedi pallidi
con le dita vogliose di amore.



(Alda Merini- da La Terra Santa)






Milano Poesieinfiore




La poesia che si fa fiore, 
la carta che si fa denuncia
dell'orrore... e noi 
a coglierne petali 
come speranze
 lasciate scivolare 
sull'asfalto.

Milano poesieinfiore
Sempre a Milano in questi giorni è stato presentato presso la clinica Mangiagalli, lo spot "La violenza non si cancella: fermati", realizzato da SVS-Donna aiuta Donna onlus, grazie anche ai finanziamenti della regione Lombardia, del Comune di Milano e di Adei Wizo (Associazione donne ebree d'Italia). E' il primo spot rivolto all'uomo. Alla fine del video, il numero verde dedicato agli uomini che decidono di 'fermarsi', di smettere di 'maltrattare' le donne.




La Giornata contro la violenza sulle donne a Genova


La Giornata contro la violenza sulle donne a Palazzo Ducale
Genova

Scarpe rosse e l'acqua della fontana di piazza De Ferrari tinta dello stesso colore per ricordare le donne rimaste vittima di violenza.
Genova fontana di Piazza Ferrari

Scarpe rosse anche a Roma...dove il comune ha promosso numerose iniziative 
Roma

che hanno avuto il loro apice nel pomeriggio di lunedì 25 novembre quando palazzo Senatorio è stato illuminato di rosso. 
Roma


Dopo il saluto in Campidoglio alla presenza del sindaco Marino, dell'assessore alle Pari opportunità e degli altri membri della giunta e del consiglio comunale, la piazza ha accolto gruppi e associazioni femminili protagoniste della manifestazione “La violenza ci costa…la vita” con letture, canti, testimonianze, flash-mob teatrali e performance...
Roma la violenza ci costa la vita 






Anche a Firenze sono state organizzate iniziative per dire No alla violenza sulle donne. Un programma che  presenta una serie di eventi, fino al 5 dicembre. Il Comune di Firenze, inoltre, promuoverà una campagna di comunicazione con manifesti che, oltre a far riflettere, contengono l'indicazione concreta del numero da chiamare per trovare aiuto in caso di violenza: il 1522.
Scarpe rosse in piazza Santa Croce a Firenze

 La Cgil Toscana scende in piazza con uno sciopero indetto nella giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Uno sciopero che non prevede un’effettiva sospensione dal lavoro, ma un momento di riflessione collettiva invitando a recarsi al lavoro con un abito o un accessorio di colore rosso: una sciarpa, un paio di calze, un fazzoletto. Il sindacato guidato da Susanna Camusso distribuirà 5000 cartoline, che dovranno essere affrancate e spedite al presidente della Camera, Laura Boldrini. La parte posteriore della cartolina recita una frase, che sintetizza il pensiero della più importante organizzazione sindacale italiana: “La violenza contro le donne è una sconfitta per tutti”.

Femminicidio: no alla violenza sulle donne, il Flash mob in Santa Croce (NewPressPhoto)

L’evento  in Piazza S.Croce, si è svolto il 25, con l'esposizione ormai nota delle scarpe rosse per ricordare le donne scomparse, poi su proposta della commissione pari opportunità è stato esposto, un drappo rosso dal terrazzo del Salone dei Duecento.Infine venerdì 29 novembre, al Teatro 13 (via Nicolodi 2 inizio alle 20.30), è andata in scena la rappresentazione teatrale ‘Marcella o dell’uccisione dell’anima’. Ci sono poi il concorso, indetto da Arci Firenze, ‘A Zero Violenza!’ per un manifesto contro femminicidio e violenza sulle donne la cui premiazione è avvenuta oggi. Invece giovedì 5 dicembre, al Giardino dei Ciliegi, è in programma il laboratorio ‘La violenza invisibile’. 

ANCHE BARI SI TINGE DI ROSSO

Il maltempo non ha fermato il corteo cittadino promosso dall'assessorato comunale barese al Welfare, insieme con una rete di circa 70 fra associazioni, enti e istituzioni, per dire no alla violenza maschile sulle donne in occasione della Giornata mondiale contro la violenza di genere. In circa 400, indifferentemente donne e uomini, si sono così radunati in piazza Umberto per raggiungere piazza del Ferrarese, attraversando via Sparano. Una significativa adesione, vista la pioggia, rivendicano i partecipanti, ognuno dei quali oltre a portare ombrelli al seguito indossava qualcosa di rosso. In corteo anche la figlia di Caterina Susca, la donna uccisa a Torre a Mare da un diciottenne nigeriano.

Anche Perugia ha fatto la sua parte alle ore 17 a Palazzo dei Priori con il flash mob “percussioni, corpi in cerchio, parole di protesta”, ed alle ore 18 in Piazza IV Novembre: “danza, percussioni, emozioni e pensieri appesi alla Fontana Maggiore, punti informativi sulla violenza di genere”.
Sono anche felice di apprendere che Perugia è cresciuta sul fronte dell'assistenza alle donne e sulla sua emancipazione infatti sono in programma l'apertura di centri antiviolenza gestiti da operatrici professionali che hanno frequentato appositi corsi di formazione. Sono luoghi fisici in cui le donne vittime di violenza trovano aiuto, supporto psicologico e materiale, anche con i propri figli, se devono fuggire da situazioni non più sostenibili. I due centri di Perugia e Terni apriranno in gennaio. Ai centri saranno collegati anche i nuovi cinque punti di ascolto della rete regionale, aperti 24 ore al giorno per raccogliere segnalazioni e richieste di aiuto. In questi progetti operativi sono coinvolti altri Comuni e associazioni del volontariato.

Poi ci sono gli eventi virtuali ...tra questi ve ne voglio segnalare uno in particolare che ha termine oggi 30 novembre 2013 ed è organizzato dalla scrittrice poetessa Maria Teresa Infante* la quale si è proposta di creare questo evento per proteggere e promuovere i diritti e la libertà delle donne,  come lei stessa scrive nella descrizione di Ciò che Caino non sa


Clicca qui per partecipare e leggere le opere


Continua Maria Teresa scrivendo

"Nel mese scelto dall’UNESCO che vede il 25 novembre come giornata simbolo per L’ELIMINAZIONE DELLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE, ho voluto, dare il mio piccolo contributo, per proteggere e promuovere i diritti e la libertà delle donne: ho sentito la necessità di parlarne alla maniera che conosco in una pagina che non è contro l’uomo, in quanto sesso contrapposto, ma è a difesa del diritto di essere donna, una pagina di sensibilizzazione aperta a tutti coloro che hanno qualcosa da dire con la loro arte, che sia poetica, pittorica, o fotografica, per dare voce al rispetto reciproco nella condivisione comune di emozioni sentite."


Alcune poesie contenute nell'evento e presenti nella raccolta "Quando parlerai di me" le lascio qui a testimonianza di quanti si impegnano giornalmente in difesa delle donne...


Coccinella

Sul salice ha lasciato
i suoi occhi neri e veri,
per confondere le lacrime
col pianto delle foglie,

e gliele asciuga il vento,
e le rapisce pioggia
e l’orma le calpesta
e non le chiede scusa.

Son lacrime di vetro
e non le vedi al sole,
ma tagliano le mani
se stringi per fermarle,
e aprono ferite
di antiche cicatrici,
richiuse dai lucchetti
di maschie vanità.

Lasciala andare via,
lascia che dia il sorriso
al salice che muore,
e che diventi arbusto
non più soltanto ramo.

Lasciala andare via,
lei vuole essere aria
soffiare sulle menti,
e vuole essere nuvola
scrosciare sopra i tetti.
Slega le sue caviglie
ha i lividi del tempo.
E scioglile i capelli
e panni stesi al vento
tra i vicoli del mondo
si inebrieranno al sole.

Lasciala a piedi scalzi,
falle sentire l’erba
vestita di rugiada,
falla ballare nuda
nel canto del mattino,
e come coccinella
riposerà su un petalo,
arrossirà di un tocco,
e timida e gioiosa
poi proverà a volare.

Lasciala andare via
lei vuole solo i prati.

Maria Teresa Infante
dalla silloge "Quando parlerai di me" 2012
@ tutti i diritti riservati



Mela a metà


Dono fedele
cuore di terra
ogni stagione 
ti vede figlia e
del reame sei la più bella.

Rapita al padre
ancora vergine
o quando il sole
ti ha già sposata.
La serpe atavica
mai condannata
ti ha resa rea:
o tentatrice
o dolce invito.

Mela a metà
o presa a morsi
o fatta a pezzi,
gustan la polpa
e i semi antichi
come coriandoli
lasciano al vento.
Bocche voraci
ti hanno spogliata
e lasciata nuda
in un campo di grano.

Mela a metà
rinascerai
come una sposa 
ti vestirai
e un’altra mano
ti coglierà.

Maria Teresa Infante
dalla silloge "Quando parlerai di me" 2012
@ tutti i diritti riservati



Dirai di me

Quando parlerai di me 
digli dei miei occhi scuri e stanchi 
Quando parlerai di me 
digli che ero acqua senza mare 
Quando parlerai di me 
digli che ero luna
 in fondo a un pozzo
 Quando parlerai di me 
avrai graffi e solchi sulla schiena
 Quando parlerai di me
 avrai dei da pregare senza altari 
Quando parlerai di me
 avrai vetri e piume tra le mani
 Quando parlerai di me 
saprai che non mi hai mai trovata
 saprai che io ti ho inventato 
saprai di parole controvento 

 E se parlerai di me
 sorriderai piangendo...

Maria Teresa Infante
dalla silloge "Quando parlerai di me" 2012
@ tutti i diritti riservati

Potete leggere altre poesie di Maria Teresa Infante nel sito di Oceano nell'anima




Dovremmo sempre camminare
 su un tappeto di poesie in fiore
 e se non possiamo farlo 
e se questo non è  nostro diritto 
allora è arrivato davvero
 il momento di gridare:

LIBERiAMOci


*Maria Teresa Infante è nata a san Severo (Fg) il 20 marzo 1961. Ha pubblicato i suoi scritti in una prima silloge poetica "Quando parlerai di me" Ediz. Rei (CN) nel novembre 2012. Presente in alcune Antologie, quali: Anime in poesia e Mille voci per Alda. Finalista con tre liriche nel primo Concorso che la vede come partecipante "L'oceano nell'anima" del sito web di Massimo Massa, in cui, successivamente entra a far parte della Redazione. Sesta al Premio Letterario Osservatorio di Bari con "Nei suoi panni"; due poesie selezionate al concorso "Premio Alda Merini" di Catanzaro, di cui "Voglio sentire", ottiene la seconda posizione. Si classifica seconda anche nell'estemporanea di poesia di Roma con "Il mondo fuori".


PREMIO ALDA MERINI DI POESIA

Parlando di donne e di Alda Merini vi ricordo  la terza edizione del Premio "Alda Merini" di poesia a Catanzaro: iniziativa letteraria, molto seguita, che in sole due edizioni è diventata la prima del genere in Italia per numero di adesioni e che, proprio per la sua altissima qualità, ha ricevuto l'adesione del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Promossa dall'Accademia dei Bronzi e dalle Edizioni Ursini, all'edizione di quest'anno hanno già aderito il maestro Giovanni Nuti, interprete dei testi della Merini; la figlia di Alda, Emanuela Carniti, e il noto orafo crotonese Michele Affidato che realizzerà i premi in argento previsti per i vincitori.

Al premio si partecipa gratuitamente, inviando da una a tre poesie inedite, a tema libero, ciascuna delle quali non deve superare i 30 versi. Le poesie, firmate su ogni foglio e corredate dell'indirizzo dell'autore, dovranno essere spedite all'Accademia dei Bronzi, Via Sicilia, 26 - 88100 Catanzaro, entro il 10 dicembre 2013. Per eventuali chiarimenti o per richiedere il regolamento di partecipazione è possibile scrivere a premioaldamerini@libero.it o inviare un fax al n. 0961.782980. Le migliori opere partecipanti saranno pubblicate in un'apposita antologia, dal titolo "Ho conosciuto Gerico", che l'Accademia dei Bronzi presenterà nel corso della cerimonia di premiazione programmata per il mese di aprile 2014.

Ho partecipato anche io a questa edizione (come anche lo scorso anno) inviando una lirica molto forte dal titolo Metempsicosi che parla proprio del dolore di una donna e della sua resurrezione... dolore e speranza in un unicum spazio-temporale che raccoglie emozioni, misticismo e denuncia sociale.

Voglio chiudere così oggi...



Valentina Meloni




mercoledì 3 luglio 2013

Piove sempre sul bagnato...

Banksy- "The rain-girl"
"Piove sul bagnato: lagrime su sangue, sangue su lagrime" scriveva  Giovanni Pascoli nelle sue Prose. L'espressione in seguito ha avuto molto successo ed è rimasta nella lingua comune ad indicare che le disgrazie spesso non vengono mai sole. Piove anche oggi nonostante lo splendido sole di luglio, insomma non bastavano le affermazioni di Toscani ora arrivano anche quelle Cubeddu. Cubeddu ma chi è? E che ne so! Io vi metto la foto poi scopritelo da soli sempre che abbiate voglia di leggere i suoi articoli...


 Oggi mi sono imbattuta in un suo articolo sul SECOLO XIX che mi ha subito fatto pensare che una replica era poco, ma era necessaria, anche perchè nei commenti non mi fanno pubblicare per intero la risposta e quindi se non ho piena libertà e diritto di replica io semplicemtne me le prendo a modo mio. Detto questo dopo la lettera aperta al caro Oliviero Toscani  dell'11 maggio scorso ecco che mi ritrovo (non avrei mai immaginato... he he) a dover scrivere un'altra lettera aperta, stavolta al signor Marco Cubeddu autore di un articolo che ha suscitato tante polemiche è vero ma che, è stato pubblicato e quindi evidentemente è lo specchio di un pensiero comune ad altre persone... Forse comune al direttore del giornale in questione ...non indaghiamo, forse neppure ci interessa, a noi basta sapere che non lasceremo senza risposta l'indignazione di tanti lettori. Cosa scrive Cubeddu? Beh semplicemente racconta la sua esperienza.: il signor Cubeddu si trovava a Roma nella pausa pranzo, a Villa Borghese, sdraiato su una panchina...quando d'improvviso è stato travolto da una nube di “quartine” in shorts... 
Che anche la poesia sia in mutande non v'è dubbio visti i tempi correnti e la fine che la nostra cultura sta facendo ma insomma cosa sono le quartine e cosa c'entrano con gli shorts? Io ho sempre pensato che quartina fosse il gruppo di quattro note musicali, o  una strofa di poesia composta di quattro versi, ora mi ritrovo a dover imparare che con “quartine”, a Roma, si intendono quelle di quarta ginnasio, cioè le quattordicenni. Si vede che manco dalla mia città da tanti anni! Certo che se a quartodici anni (nel 1990) mi avessero dato della quartina avrei sgranato gli occhi ... Comunque siamo comprensivi bisogna capirlo, la nube di quartine gli avrà offuscato la vista...sarà anche caduto dalla panchina? Non lo dice nell'articolo ma a me è venuta in mente proprio una scena simile (giusto per sdrammatizzare lo shock da neologismo accusato dopo aver letto delle "quartine"). Comunque nell'articolo si parla di shorts. Sì, avete capito bene, proprio quei mini pantaloncini jeans che lasciano intravedere il lato b (solo per chi non ha cellulite o potreste far venire un infarto ai vari Cubeddu sdraiati sulle panchine di Roma). Mi sono subito venuti in mente gli shorts scandalosi di Oliviero Toscani che hanno segnato un'epoca (pensavo di non dover più pubblicare questa foto e invece...)


Dopo le prime affissioni (siamo nel 1973 appena quarant'anni fa)  di questo bel manifesto pubblicitario-provocatorio si mosse la magistratura, la chiesa e l`apparato della politica e della sotto politica.
I vescovi condannarono pubblicamente l`immagine e l`allusione, ed era prevedibile, ma anche Pier Paolo Pasolini e molti altri intellettuali illuminati presero carta e penna per attaccare e condannare questo manifesto.
Così per un tempo lunghissimo la stampa italiana non fece che parlare dei blue jeans Jesus Bonn, facendoli diventare un simbolo di trasgressione ed una sorta di bandiera delle giovani generazione che in quel tempo avevano una voglia matta di rompere gli schemi, di contestare e di cambiare il mondo.
Ed i negozi Jesus Bonn furono presi d`assalto con picchi di vendite senza eguali ovviamente... 
A quei tempi era più facile creare scandalo, bastava un bel sedere, ma di tabù ce ne sono tanti anche oggi a quanto pare. Solo che quel cartellone alludeva a ben più di un bel sedere, il "chi mi ama mi segua" infatti mette in luce il cambiamento di valori della società prendendo di mira la cattolicissima Italia, non saranno comunque state le svelate parti del lato b ad irritare la Chiesa e Pasolini o no? Oggi invece ci ritroviamo a dover parlare di shorts e del costume come se fossimo tornati agli anni sessanta e ai tempi della minigonna... Ma secondo voi la stilista inglese Mary Quant sapeva cosa stava facendo quando inventò questa piccola-grande rivoluzione che ha scandalizzato il mondo? 
E' il 1963. Inizia la guerra in Vietnam, esplode la Pop Art, Martin Luther King riceve il premio Nobel per la pace e Mary Quant inventa la minigonna. A indossarla è Twiggy: prima top model-teen ager ritratta anche dalla neonata macchina Polaroid. Dopo il 1964 l`abbigliamento femminile non sarà più lo stesso. Le gonne corte imporranno stivali alti di vernice, nuove calze dette collant e una rivoluzione della biancheria.  Avviato dalla mini, il processo di liberalizzazione dell`abbigliamento procede rapidissimo. Nel `66 viene inventato il nude look e contemporaneamente nascono i primi hippies che faranno moda dal `68 con il "Flower Power". Cosi l`esplosione del `68 con i movimenti di liberazione della donna, forniscono l`ambiente ideale per spingere al massimo la scoperta del corpo femminile.
Ci sono volute migliaia e migliaia di gambe al vento, di fischi irriverenti, di commenti insolenti e di donne perseveranti prima che il comune senso del pudore digerisse l`idea della minigonna. Ma da lì in poi è stato un trionfo: le castigate gonne sotto il ginocchio sono uscite «stracciate» dal confronto con le «sorelline». Che ancora oggi reggono decisamente bene. Dalle prime mini, colorate e svasate, guardate con più di un sospetto da borghesi e benpensanti, si passa a quelle trasparenti e lunari della fine degli anni `60, alle micro gonne di pelle nera dei punk, al boom dei tessuti sintetici degli anni `80, alle varianti «maschili» della mini, ovvero i micro calzoncini elastici con cui viene fotografata Madonna mentre fa jogging, alla fine del decennio e quindi i famigerati shorts. Negli anni `90 le passerelle vengono invase dalle top model, la minigonna riappare con gli stilisti Dolce e Gabbana e Prada. A un anno dal crollo delle Torri Gemelle, nel pieno di una crisi politico-mondiale senza precedenti, gli stilisti più all’avanguardia, Dolce e Gabbana Gucci e Prada, per la primavera estate 2003 rilanciano la minigonna. Gattinoni fa sfilare Twiggy a Milano Moda Donna. In un mondo dove spazio e tempo sono i nuovi beni di lusso, "mini è bello" in tutti i sensi: dalla tecnologia con ritrovati sempre più micro all’automobilismo che scopre la dimensione della city car.

E poi? Improvvisa sobrietà, come si conviene ad un periodo di crisi economica e internazionale. Ma non dura molto. Giorgio Armani ripropone la mini nelle sue collezioni autunno inverno 2003-2004, Roberto Cavalli lancia una linea di gonnelline pacifiste con lo slogan «No war, more wear». Forse sarebbe più corretto dire less wear visti l'esiguità delle stoffe... Comunque ad oggi 2013, in piena crisi economica e io direi anche recessione internazionale, la mini e gli shorts a quanto pare sono di nuovo in discesa nel gradimento dei maschietti ... oppure no? Di sicuro non pare in discesa nel gradimento delle quattordicenni, forse perchè le ragazzine impoverite dalla recessione hanno trovato il loro antidoto alla crisi: risparmiare sulle stoffe!
 Ma insomma io non credevo di dover ricominciare a parlare di costumi e vestiario dopo 40 anni di rivoluzione liberale dell'abbigliamento! E invece eccoci qui! Come se il Burka o qualsiasi altro abbigliamento  poi impedissero gli stupri o il femminicidio, sì FEMMINICIDIO lo ripeto, ripeto questo neologismo che accetto con più dignità rispetto al termine "quartine" caro Cubeddu, perchè se a ballare sotto la pioggia quel giorno in Pakistan ci fossero stati due uomini lei pensa forse che li avrebbero ammazzati? Di cosa parlo?

Parlo di attualità. E' di pochi giorni fa la notizia riportata dal quotidiano The Dawn dei fatti avvenuti domenica sera a Chilas, una cittadina della provincia himalayana di Gilgit-Baltistan. Avevano 15 e 16 anni le due sorelle che si sono fatte ritrarre in un video mentre ballavano sotto la pioggia e che a causa di questo video hanno perso la vita. Cinque uomini armati a viso coperto si sono presentati a casa delle due sorelle  e le hanno uccise brutalmente con una raffica di proiettili insieme alla loro madre. A ucciderle pare che sia stato il fratellastro con quattro suoi amici. Il fratellastro di nome Khutore, hanno riportato i quotidiani locali, ha giudicato quel video "un'offesa all'onore della famiglia" e, con l'omicidio, ha voluto "ristabilire il rispetto del clan". 

Ecco Pascoli non è mai stato così attuale e anche oggi possiamo dire:
"Piove sul bagnato: lagrime su sangue,
sangue su lagrime"...

immagine del video delle ragazze uccise in Pakistan
“Avevano solo danzato sotto la pioggia. Non osserverò mai più la pioggia con gli stessi occhi”.

afferma Roberto Saviano su facebook. Neppure io penso, guarderò mai più la pioggia con gli stessi occhi e con la stessa spensieratezza e penso anche che la mia libertà di ballare sotto la pioggia sia preziosissima, quante volte mi ha salvata dalla depressione, quante volte mi ha fatto sentire viva! Era di Gandhi la frase:" La vita non è aspettare che passi la tempesta ...ma imparare a ballare sotto la pioggia."
Bene io aggiungo oggi, la vita è anche  imparare a ballare sotto il burka, i pregiudizi e l'ignoranza...

 Anche in Italia non ce lo dimentichiamo esisteva il delitto d'onore. L'art. 587 del codice penale consentiva infatti che fosse ridotta la pena per chi uccidesse la moglie (o il marito, nel caso ad esser tradita fosse stata la donna), la figlia o la sorella al fine di difendere "l'onor suo o della famiglia".

Codice Penale, art. 587
Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell'atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d'ira determinato dall'offesa recata all'onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.

Dopo il referendum sul divorzio (1974), dopo la riforma del diritto di famiglia (legge 151/1975), e dopo il referendum sull'aborto, dunque davvero molto tempo dopo le dette sentenze, le disposizioni sul delitto d'onore sono state abrogate con la legge n. 442 del 5 agosto 1981.
Chiusa parentesi giusto per rinfrescarci la memoria. Torniamo ai nostri shorts...Beh insomma adesso non li porto più ma quando ero adolescente li ho portati anche io gli shorts perchè andavano di moda, non ho mai pensato di offendere il comune senso del pudore, anche perchè su tutti i cartelloni pubblicitari sventolavano culi e gambe a tutti gli angoli...

Michelle Hunzicher in "posa" per la mitica pubblicità della Roberta
Vi ricordate Michelle Hunzicher e il suo lato B svelato per la pubblicità degli slip Roberta? Era il 1995 io avevo appena concluso la maturità, quella pubblictà ebbe un gran successo e non mi risulta che qualcuno si scandalizzò... Io gli shorts non li portavo più erano già passati di moda, allora impazzava il tanga nelle spiagge, poi qualche anno dopo "il brasiliano". Non avendo un lato B come la Hunzicker e sufficiente  faccia tosta mi sono fermata agli shorts e alle minigonne. Oggi però non consiglierei mai a mia figlia di indossarli perchè di sicuro non c'è la stessa libertà di cui godevamo ai miei tempi e a meno di non voler portare avanti qualche battaglia "liberatoria" le direi di evitare perchè, non si sa mai, qualcuno potrebbe essere turbato e istigato così allo stupro...
Ma insomma ci lamentiamo di come vestono le ragazzine ma nessuno dice nulla (gli interessi economici non c'entrano è proprio viltà) dello schifo che siamo costretti a subire in tv, per strada, sui giornali e altrove? E non parlo del corpo femminile che scusate è un'opera d'arte naturale, parlo della strumentalizzazione del corpo femminile! Nessuno dice nulla a parte la Boldrini che lo scorso maggio ha affermato a Venezia nell'ambito della Festa dell'Europa: 
«Serve porre dei limiti all'uso del corpo della donna nella comunicazione. È inaccettabile che in questo paese - ha spiegato la presidente della Camera - ogni prodotto, dallo yogurt al dentifricio, sia veicolato attraverso il corpo della donna. In Italia le multinazionali fanno pubblicità usando il corpo delle donne mentre in Europa le stesse pubblicità sono diverse. Dall'oggettivazione alla violenza il passo è breve. Serve più civiltà ponendo delle regole. Basta all'oggettivazione dei corpi delle donne perchè passa il messaggio che con un oggetto puoi farci quello che vuoi». E ha anche affermato «Per arrivare a proteggere le donne dalla violenza va rilanciata l'occupazione femminile. In Italia solo il 47 per cento lavora una delle percentuali più basse d'Europa. Se una donna non lavora, in caso di violenza, non ha autonomia». Boldrini ha ricordato anche che «le case rifugio sono sempre meno». 
Sarà stato un caso che la presidente della camera sia stata proprio in quello stesso periodo oggetto di diffamazione  a seguito della diffusione sul web di alcune foto taroccate che ritraevano la terza carica dello Stato in una spiaggia di nudisti?
"Mi arrivano messaggi minatori e minacce di morte ogni giorno. Io non ho paura. Ma quando i fotografi inseguono mia figlia di 19 anni in motorino, ho paura che possa spaventarsi e avere un incidente, mi si gonfia in cuore" aveva rivelato l'esponente di Sel a Concita De Gregorio. "Quando una donna riveste incarichi pubblici, si scatena contro di lei l'aggressione sessista: che sia apparentemente innocua, semplice gossip, o violenta, assume sempre la forma di minaccia sessuale" è il lamento del Presidente della Camera. 
Insomma Caro Cubeddu e cari moralisti riflettiamo un po' su tutto questo e facciamoci un esamino di coscienza, forse forse noi non siamo meglio del Pakistan, siamo solo fortunati ad essere qualche anno più avanti nelle battaglie per la lotta alla libertà, ma non so per quanto...
La mia lettera a Cubeddu nel caso voglia e vogliate leggerla anche voi è questa, la lettera è anche il commento che sotto il suo articolo mi è stato censurato... ed io vi offro la libertà di leggerlo ugualmente. Mi sembra giusto no?

 LETTERA APERTA A MARCO CUBEDDU

Caro Cubeddu si documenti , sul femminicidio, sull'origine storica e sociale di questa parola, le consiglio di leggere un libro se non l'ha già fatto (è evidente di no) dal titolo "Femminicidio. Dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico internazionale" di una bravissima giornalista Barbara Spinelli, si documenti sulle cause e le modalità degli stupri, parli con donne violentate, si documenti sui costumi sociali del passato e sulle mode... Si chieda perchè e, magari le suggerisco anche di scriverci un bell'articolo, lo scorso 19 maggio, con un attentato incendiario, è stato preso di mira il centro antiviolenza Artemisia di Firenze che da anni opera contro la violenza sulle donne. La sede che ospita bambini,  donne e adulti vittime di violenza fisica e psicologica, di maltrattamenti e trascuratezze di varia natura è stata più volte la mira di attentati intimidatori, questo è solo l'ultimo di un'escalation di atti d' intimidazione e violenze denunciate dall'associazione che dal 1991 - anno della sua costituzione- si occupa di informazione, sensibilizzazione, formazione sui temi della violenza,in particolare alle donne ed ai minori in tutto il territorio nazionale. 
Si domandi il perchè gli Italiani sono in cima alla classifica del turismo sessuale con i minori. E poi magari cambi pure le amicizie femminili, potrebbero aprirle gli occhi su un mondo a lei sconosciuto sulla condizione femminile odierna. Voglio dirle una cosa: lei è semplicemente ignorante (no non voglio offenderla) lei è ignorante nel senso più spicciolo della parola, lei ignora la storia presente e passata e i costumi sociali di questo paese, lei ignora o fa finta di ignorare i gravissimi problemi che affliggono milioni di donne nel mondo, e i pregiudizi le hanno offuscato la capacità di giudizio. Salvo solo una frase del suo articolo "Siamo così convinti che mettersi il velo sia prigione e i minishorts siano libertà?". Non perchè la sua sia stata una felice intuizione ma perchè forse a qualcuno darà modo di riflettere su qualcosa di concreto dopo la lettura di questo articolo, che però non è quello che lei ha suggerito o voleva suggerire con questa frase... Salvo questa frase perchè solo le donne che della libertà sono private possono conoscerne l'alto valore, la libertà di essere ragazzine, di voler ballare sotto la pioggia, in Pakistan o altrove, di voler indossare abiti alla moda anche se scoprono le chiappe, la pancia, l'ombelico o le gambe, la libertà di non dover pensare: oggi che mi metto? Il jeans antistupro, il burka, o la camicia di forza? Oggi cosa indosso la maschera da brava ragazzina o la mia faccia di donna che vuole dire la sua senza essere "accusata" di femminismo, di esagerazione o non so cos'altro? Oggi posso essere sicura che dopo le mie affermazioni non mi ritrovi gente (guarda caso uomini, ma anche alcune donne a volte mi sorprendono per i commenti) che mi scrivono commenti osceni o mi fanno stalking o peggio minacce per aver dato la mia opinione? La libertà deve garantire un primo fondamentale diritto altrimenti non può chiamarsi tale: libertà di espressione (in ogni forma ) e di opinione senza la paura di dover incorrere in stupri, violenze, minacce, offese da chiunque (cafone o accculturato che sia)...siamo sicuri che godiamo di questa libertà?
 Vorrei concludere con un piccolo nanormanzo che si riallaccia alla poesia, ma con un pizzico di canzonatoria e spregiudicata polemica forse un pochino irriverente nei confronti della poesia dannunziana lo ammetto...
Scelgo D'annunzio perchè egli ebbe un rapporto conflittuale con il mondo femminile e perchè prese  dal decadentismo europeo il tema della superiorità femminile e lo fece suo. Per il Vate l'uomo è debole, fragile, sottomesso la donna lo domina, gli succhia energia, è lussuriosa, perversa, crudele esercita sull'uomo un potere a cui lui non può sfuggire e che lo porta inevitabilmente alla follia o alla distruzione! La donna è Nemica, la figura forte, che come un antagonista si oppone all'uomo fragile che ivi proietta la sua potenza perduta...Tutto questo accade nella nuova sensibilità prodotta dal clima culturale di fine ‘800. Un mondo che vive del fascino oscuro di donne, frivole e fragili quelle che la Belle Epoque, attraverso il ritmo leggero dei cafè-chantant, ha consegnato al mondo.Un mondo che ruota intorno al tema della superiorità della donna, saranno proprio questi gli anni in cui nasce la questione femminile, e che parla quindi della fragilità dell’uomo: l’impotenza che l’uomo avverte, di fronte agli eventi storici e politici, che si traduce in perdita di volontà e di determinazione e nel lasciarsi così trasportare verso un turbinio di sensualità e di distruzione.


 ASSALTO POETICO METEREOLOGICO
E piove...sulla favola bella che ancora m'illude...
Annegala!

 Non prendetevela, e spero che non se la prenda neppure D'Annunzio, ma volevo rimarcare alcune smilitudini di pensiero e atteggiamento, forse anche oggi l'uomo avverte questa impotenza che si traduce in perdita di volontà e di determinazione e nel lasciarsi così trasportare verso un turbinio di sensualità e di distruzione?
 Non so rispondere ma forse anche gli uomini dovrebbero imparare a ballare sotto la pioggia come fanno tante  donne... ridiamoci su ...perchè l'ironia aiuta a vivere meglio, con l'ombrello e soprattutto senza...

 LIBERiAMOci

Vale 



link delle fonti degli articoli citati e delle informazioni:
http://www.minigonne.eu/it/minigonne/breve_storia_della_minigonna_sc_222.htm
http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2013/07/03/APtoavsF-pioggia_perche_ballano.shtml
http://liberiamo-ci.blogspot.it/2013/05/lettera-aperta-oliviero-toscani-e.html
http://www.artemisiacentroantiviolenza.it/
http://www.unita.it/italia/boldrini-porre-limiti-all-uso-corpo-br-della-donna-nella-pubblicita-1.498660
http://www.minigonne.eu/it/manifesti/chi_mi_ama_mi_segua_sc_241.htm
http://temi.repubblica.it/ilcentro-dannunzio/2006/02/26/d%E2%80%99annunzio-e-le-donne/?h=0